BIOGRAFIE MUSICISTI CUBANI

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Re: BIOGRAFIE MUSICISTI CUBANI

Messaggioda tio gigi » 24/07/2008, 8:57

Filippo ha scritto:Apro questa rubrica,che tratterà l'approfondimento e la conoscenza di musicisti cubani,biografie dei grandi virtuosi dell'isola,che hanno rappresentato passi fondamentali nella storia della musica

inizierò a parlare dell'amico CHUCHO VALDEZ figlio d'arte,pianista straordinario :smt023

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Chucho Valdés è nato nella provincia di Quivicàn a L’Avana, Cuba, nel 1941, figlio di Bebo Valdés, famoso pianista e compositore cubano, e Pilar Rodriguez.
Chucho comincia a suonare le prime note a 3 anni; a 5 anni a prendere lezioni di piano e teoria con Oscar Muñoz Boufartique. A 8 anni si iscrive al Conservatorio Municipale, e più tardi continua gli studi con Zenaida Romeu, Rosario Franco, e Leo Brower.
A 15 anni fonda il primo trio jazz con Emilio del Monte e Luis Rodriguez e l’anno seguente comincia a suonare con l’Orchestra Sabor de Cuba, diretta dal celebre padre.
Il primo album, Chucho Valdés y su Combo, risale al 1963. Nello stesso anno collabora con l’Orquesta del Teatro Musical de la Habana diretta da Tony Taño. Intanto continua a registrare con il suo gruppo, a cui nel 1964 si unisce il cantante Amado Borcelà, detto Guapacha. Le registrazioni di questi anni danno un nuovo impulso alla musica popolare cubana e sono un’anticipazione del gruppo Irakere, dato che la formazione vede la presenza di Carlos Emilio Morales (chitarra) e Paquito D' Rivera (sassofono e clarinetto).
Nel 1967 Chucho, Carlos Emilio e Paquito entrano a far parte della Orquesta Cubana de Musica Moderna. Nel 1970 partecipano al Festival Jamboree in Polonia e ricevono i complimenti di Dave Brubeck. A questo punto Chucho è tra i migliori 5 pianisti al mondo, inseme a Bill Evans, Oscar Peterson, Herbie Hancock e Chick Korea.
Nel 1972 registra Jazz Batà con Carlos D' Puerto e Oscar Valdés e decide di allargare il trio, includendo fiati e batteria: così nel 1973 nascono gli Irakere, considerati il gruppo più importante di musica cubana nella seconda metà del Novecento. I componenti degli Irakere sono Carlos D' Puerto (basso), Oscar Valdés (percussioni e voce), Tato (congas), Carlos Emilio Morales (chitarra) Jorge Varona (tromba), Paquito D' Rivera (sassofono) e Chucho (pianoforte, composizione, arrangiamenti and direzione).
Più tardi approdano al gruppo Carlos Averhoff (sassofono), Arturo Sandoval (tromba) e Arming Cuervo (cori). Questa formazione sarà mantenuta fino al 1980.
Nello stesso periodo Chucho collabora con musicisti che raggiungeranno in seguito la fama internazionale, come Germán Velazco (sax alto), Juan Munguía (tromba), José Miguel Crego (tromba), Manuel Machado (tromba), Carlos Alvarez (trombone), Javier Salva (sax), Cesar López (Sax), Orlando Valle (Maracas), José Luis Cortés (flauto e sax), El Negrón (congas), José Miguel Meléndez (timpani), Adel González (congas), Julio Padrón (tromba), Alfredo Thompson (sax) Oscarito Valdés (batteria), Emilio Vega (tastiere), Irving Acao (sax), Román Filiú (sax) e Basilio Márquez (tromba).

Irakere è stato il primo gruppo cubano a vincere il Grammy Award (nel 1980) e ha prodotto circa 52 dischi. Chucho si è esibito in tour in più di 50 paesi, in sale da concerto come il Carnegie Foyer, il Kennedy Center, il Lincoln Center, l’Hollywood Bowl, il Blue Note a New York, il Village Vanguard, il Theater Colón a Buenos Aires, l’Amadeo Roldán e molti altri.
Nel 1996 Chucho Valdes ha formato il gruppo Crisol con Roy Hargrove e altri importanti musicisti portoricani, statunitensi e cubani. Con loro ha registrato Havana, con cui ha ottenuto un altro Grammy Award.
Nel corso della sua carriera Chucho si è esibito con figure di rilievo, come Herbie Hancock, Billy Taylor, Kenny Barron, Michel Legrand, Frank Emilio, Michael Camilo, Chino Dominguez, Marian Marpartlan, Mulgrew Miller, John Lewis, Chick Korea, Gonzalo Rubalcaba, Brandford e Winton Marsalis, Carlos Santana, Joe Lovano, Grover Washington Jr., Dizzy Gillespie, Hugh Fraser, David Sanchez, George Benson, Taj Mahal, Max Roach, Jack Dejonnette, Ron Carter, Idris Muhamed, Gómez, Gato Barbieri, Giovanni Nobile, Tito Bridge e con l’orchestra del Lincoln Center, con la Village Vangard Orchestra, con la John Clayton Big Band e l’Orchestra di Machito.
Nel 1997 riceve la Laurea Honoris Causa all’Università di Vittoria, in Canada. Nel 1998, pur continuando la sua attività con l’Irakere, fonda un quartetto con una concezione musicale diversa, in cui il piano sostiene la voce del cantante. Questo nuovo quartetto registra con la Blue Note Records, con cui produce quattro album (Bele Bele en l’Havana, Briyumba Palo Congo, Live at the Village Vangard e New Conceptions). Due ricevono il Grammy Award, anche se tutti e quattro hanno comunque ricevuto la nomination.
Chucho ha registrato due album da solista con la Blue Note Records (Solo Piano, Live in New York e Cuban Fantasy). Ha inoltre pubblicato con la Egrem un album da solista dal titolo Canciones Inéditas, e anche per questo ha rivecuto un Grammy.
Chucho ha ricevuto le chiavi delle città di Ponce (Puerto Rico), Los Angeles, San Francisco, New Orleans e Madison. È stato insignito del Premio Nazionale della Musica a Cuba, la Laurea Honoris Causa in Arte presso l’Istituto Superiore d’Arte all’Avana, e la medaglia Felix Varela, ovvero il premio più prestigioso della cultura cubana


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DISCOGRAFIA PRINCIPALE

1986 Lucumí Messidor
1991 Solo Piano World Pacific
1995 Grandes de La Música Cubana, Vol. 1 Alex
1997 Pianissimo Sony International
1998 Bele Bele en La Habana Blue Note
1999 Babalú Ayé Bembe
1999 Briyumba Palo Congo Blue Note
2000 Live at the Village Vanguard Blue Note
2000 Invitación Egrem
2000 Cuban Jazz Pianissimo International Music
2000 Unforgettable Boleros Velas
2000 Boleros Inigualables Egrem
2001 Solo: Live in New York Blue Note
2001 Chucho Valdés Y Su Cuban Jazz Orfeon
2002 Canciones Inéditas Egrem
2002 Canta a Babalú Ayé Egrem
2002 Yemayá Egrem
2002 Fantasía Cubana: Variations on Classical Themes BN
2003 New Conceptions Blue Note
2005 Virtuoso La Escondid
2007 En El Teatro Colón
2007 The Latin Jazz Sides
2007 Jazz Bata





La Habana, 23 de Julio de 2008



Chucho Valdés presenta nuevo
disco en Madrid


Madrid.— El disco Canto a Dios, del afamado pianista cubano Jesús "Chucho" Valdés, fue presentado hoy en Madrid como un tributo a las víctimas y supervivientes del huracán Katrina, que devastó la ciudad norteamericana de Nueva Orleans en 2005.

En esa obra el músico fundió lo sinfónico con el jazz y los ritmos africanos y retomó canciones de su propia autoría como Nanú, pieza que le valió uno de los cinco premios Grammy que ostenta; y Claudia, grabada en 1979 con el grupo Irakere.

Para la crítica especializada española, las nuevas versiones de esos dos trabajos aparecen en Canto a Dios de una manera más íntima, mística y trágica.

Es un sonido que surge de fusionar la magnificencia de la música sinfónica con la intensidad de las escalas improvisadas de jazz, un estilo nacido de la nostalgia de los esclavos afroamericanos en la Nueva Orleans del siglo XIX, según una opinión divulgada aquí.

En declaraciones a la prensa madrileña, Valdés calificó de monstruo al Katrina, fenómeno que dejó más de dos mil muertos y desaparecidos, y explicó que luego de esa tragedia quiso cantar a sus víctimas.

Se trata de un ruego, un pedido de paz a Dios, para que no sucedan más hechos como el Katrina, apuntó.

Al rememorar el lugar de esa tragedia, el virtuoso del piano, considerado uno de los mejores del mundo, destacó las similitudes existentes entre Nueva Orleans y Cuba, en especial una raíz musical común muy conocida que tiene que ver con Francia y África .

Recordó que Haití fue colonia francesa y envió emigrantes a Cuba con la contradanza, mientras que Nueva Orleans también fue posesión de Francia y asimiló ese género, el cual dio origen al danzón y la habanera cubanos y al ragtime en la ciudad estadounidense.

La presentación de Canto a Dios coincide con la de un DVD con el título de En vivo, que contiene un concierto ofrecido por el músico el 28 de enero de 2005 en el Teatro Amadeo Roldán, de La Habana, donde prefirió tocar la música popular cubana con ricas versiones de piezas como Bésame mucho y Días de noviembre.

En octubre próximo "Chucho" iniciará, junto con su padre Bebo Valdés, otro virtuoso del piano, una gira por Madrid, Barcelona y San Sebastián para promocionar un disco que grabaron juntos y que lleva el titulo Por la primera vez. (PL)
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Messaggioda Filippo » 24/07/2008, 9:03

:smt023 bravo Tio !
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Messaggioda salserissima » 24/07/2008, 9:12

Polo Montanez



Fernando Borrego Linares, Polo Montañez, nacque a Cuba il 5 giugno 1955 in una zona conosciuta con il nome de El Brujito. Figlio di Julio e Lucrecia. Suo padre faceva un lavoro molto umile cercava il carbone e viveva sempre vicino alle montagne poiché da esse derivava la sua principale risorsa di lavoro; cambiava spesso casa una casaera molto umile, costruita con foglie di palma nel tetto e fango e legno per terra. Visse a la Cañada del Infierno, Casa Blanca, Finca del Cusco y, nell’anno 1972 andò a vivere presso la comunità Las Terrazas. A Julio, il padre, piaceva la musica e per ingannare lo scarso tempo libero riunì il “Grupo Cantores del Rosario” che cantavano in tutta la montagna circostante. Polo cresce ed inizia a suonare il tamburo che era costituito da un tronco vuoto; presto iniziò a cantare e a suonare la chitarra diventando così il leader del gruppo. Fece molti lavori: vendere carbone, guidare i trattori, e mercante di canna da zucchero e molti altri. Compose la sua prima canzone nel 1973, che intitolò “Este tiempo feliz”, dopodichè continuò a creare canzoni ma il successo stentava ad arrivare e dovette fare molta gavetta. Componeva mescolando vari generi musicali, come fosse una minestra, formando così un po’ alla volta un suo proprio stile passando da temi frivoli, a temi impegnati, a temi contadini: La yunta de buey, el olor del carbón, el aroma del batey. Alla fondazione del complesso Las Terrazas, Polo e il suo gruppo iniziarono a frequentare le zone turistiche del luogo tra cui l’ hotel Moka, Rancho Curujey y el Cafetal Buenavista. In quest’ultimo conobbe il proprietario che gli propose di produrre vari dischi. Da qui nacque il CD Guajiro Natural di cui furono venduti in Colombia più di 40,000 copie ottenendo il Disco di Oro e Platino e fu riconosciuto come l’artista internazionale più ascoltato. A Cuba la popolarità di Polo crebbe a vista d’occhio. Gli spettatori ai suoi concerti sconvolsero tutte le aspettative. Dove suonava e cantava arrivavano da tutti i paesi limitrofi bambini, vecchi, adulti. Visitò 5 volte la Colombia, due volte la Francia; andò in Portogallo, Belgio, Olanda, Italia, Messico, Ecuador, Costa Rica. Collaborò con artisti come Rubén Blades, Andy Montañés, Margarita Francisco, César Évora, Cándido Fabré, Francisco Repilado (Compay Segundo), Eliades Ochoa, Adalberto Álvarez, Dany Rivera e altri.
Era un talento naturale, un uomo semplice nobile, un uomo cresciuto a contatto diretto con la natura. Il 20 de novembre del 2002, in viaggio di ritorno da La Habana verso San Cristóbal, andò con la sua auto contro un camion nella zona conosciuta con il nome di La Coronela, risultando gravemente ferito. Sfortunatamente dopo 6 giorni morì lasciando un gran dolore nei cuori di tutti i cubani. La sua presenza si impose nella storia della musica cubana e nel cuore di quanti ebbero la fortuna di ascoltarlo e conoscerlo

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Messaggioda Filippo » 24/07/2008, 9:42

brava salserina :smt023 :wink:
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Messaggioda Guapatunera » 24/07/2008, 14:43

BENNY MORÉ "EL BÁRBARO DEL RITMO"

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Bartolomé Maximiliano Moré, para sus familiares y amistades “Bartolo”, para el pueblo de Cuba y el mundo “Benny”, nació el día 24 de agosto de 1919, a las 7 a.m., en el barrio de Pueblo Nuevo del poblado de Santa Isabel de las Lajas, en la antigua provincia de Las Villas, y en la actualidad perteneciente a la provincia de Cienfuegos. Sus padres fueron Virginia Moré y Silvestre Gutiérrez, pero por razones de índole familiar, Bartolomé llevaría como primer apellido el de su madre: Moré. Fue el mayor de los 18 hijos que tuvo Virginia. Poco después de su nacimiento, la familia se mudó para el humilde barrio de la Guinea, también en Lajas, donde transcurrió la infancia de Bartolomé. Allí en el barrio de La Guinea, el niño Bartolo Moré recibió una gran influencia determinante para su carrera como músico, gracias a la existencia de una cofradía de negros denominada “Casino de los Congos o San Antonio", fundada en el Siglo XIX por un grupo de negros congos libertos, traídos mucho antes de África Central y Occidental. Estos se mezclaron en la Isla con negros de otras regiones africanas. A esta fusión todos aportaron música, bailes, instrumentos musicales, costumbres, y por supuesto, sus sistemas religiosos Desde muy temprano tuvo que abandonar la escuela para ayudar a buscar el sustento de su madre y el resto de sus hermanos, obligados por la necesidad y el hambre. Para lograr este objetivo, él y su hermano inseparable, Teodoro, se dedican a chapear, sembrar y recolectar productos agrícolas. Cuando tenía diez o doce años salía a dar serenatas en el parque frente a la terminal de ferrocarril a las diez o las once de la noche, un grupo integrado por Manolo Mena, Loreto Madrazo, Eliseo Fernández y otros más. Según afirman muchos, tenía una facilidad desde niño para la música que era prodigiosa. Tocaba la guitarra y él mismo se acompañaba y cantaba. Convertía en instrumentos musicales cualquier lata, cajón o botella...
Después marcha a Vertientes en la provincia de Camagüey, hasta que en 1935 logra formar parte de un grupo musical, y por primera vez, el pueblo puede apreciar su prodigiosa voz. No conocía de música, pero poseía las condiciones innatas de un genio.
A mediados de 1936 decide trasladarse a La Habana y allí se dedica a vender frutos y viandas golpeadas, así como yerbas medicinales, con su tío Tomás Armenteros. Luego después de permanecer unos seis meses en la capital del país, retorna a Santa Isabel de las Lajas y se encuentra con su fiel seguidor, su hermano Teodoro. Ambos parten de nuevo hacia las tierras agramontinas donde se dedican al corte de cañas en la colonia Las Marías del central Guayabal, cercano a la ciudad de Ciego de Ávila. De ahí los hermanos Moré pasaron al central Vertientes, donde trabajaron de pareja en áreas de la colonia Guano Alto.
En 1939, Bartolo y su hermano Teodoro enferman de fiebre palúdica y en un carro de la compañía del central fueron al hospital y allí los atendió el doctor Horacio Rodríguez Moya, quien les recomienda ante los efectos de la enfermedad, que cambiaran de lugar de trabajo. Bartolo logra un trabajo de carretillero suplente en el central y alternaba las faenas de ese trabajo agotador, cantando en los bailes y serenatas que amenizaban con el conjunto Avance, formado por Horacio Landa, Enrique Benítez, Cheo Casanovas, Mayombe y otros. Bartolo era el cantante.
Agobiado por la mala situación y lo rudo de la labor que tiene que desempeñar en el central, el joven Bartolo decide una vez más echar su suerte en La Habana.
En 1940 llega a la capital del país para iniciar un peregrinaje por las calles habaneras que durará casi cuatro largos años, deambulando de café en café y de bar en bar. En los restaurantes le echaban para que no molestara a la clientela. Pero él sabía que a la clientela le gustaba su voz. También ayudaba al tío de su mamá a vender por el día en el Mercado y por las calles, mientras por las noches iba de bar en bar, por las calles de La Habana.
Es en esa época que decide presentarse en el famoso programa radial “La Corte Suprema del Arte”, animado por Germán Pineli y José Antonio Alonso. Después de presentarlo y al momento de iniciar su interpretación, le tocaron la campana. Poco tiempo después Bartolomé Maximiliano Moré decide volver a “La Corte Suprema del Arte”, y en esta segunda ocasión gano el Primer Premio. También cantaba por las calles, a dúo con un compañero de arte nombrado Anselmo. Formó parte del cuarteto Cordero y luego tuvo su primer trabajo estable con el septeto Cauto, que dirigía Mozo Borgellá. Como muchos cantantes, recorrió calles rincones y bares, siempre acompañado por el hambre, pero con la firme voluntad de triunfar. La primera vez que Bartolo Moré cantó en una emisora capitalina fue con el sexto Fíngaro, de Lázaro Cordero, en la emisora CMZ. Después de su debut en la emisora Mil Diez, en la que actuó con el septeto Cauto, de Mozo Borgellá, puede decirse que todas las cosas le fueron bien. Su carrera artística profesional comenzó al lado de Siro Rodríguez, Rafael Cueto y Miguel Matamoros, el renombrado trío Matamoros y después el conjunto del mismo nombre. En él, Bartolo se consagra para siempre.
Con el conjunto Matamoros, realiza sus primeras grabaciones discográficas, entre ellas: “La cazuelita”, “Las ruinas de mi bohío”, “Me la llevé”, “¿Seré dichoso?” , “¿Qué será eso?”, “Penicilina”, y otros. Se sabe que cuando Benny y Los Matamoros dejaron impresas esas primeras grabaciones discográficas, al escuchar el ídolo lajero por primera vez su voz grabada, produjo en él una impresión rara, tanto que se paseaba por todo el estudio de la impresora de discos con las manos en la cabeza, riendo y llorando como un niño. Con la agrupación de Matamoros y como voz prima de la misma, marcha a Méjico en 1945. Exactamente el 21 de junio de ese año, empiezan a trabajar en la radio y en aquel legendario centro llamado Mi Rosa, alternando con uno de los mejores grupos de todos los tiempos: el Son de Veracruz. Cuando terminó el contrato, el Conjunto de Miguel Matamoros retorna a La Habana, pero sin Bartolomé, quien decide probar fortuna en Méjico como solista. Es entonces cuando Rafael Cueto, de los Matamoros le sugiere que cambie su nombre de pila por otro artístico, ya que en ese hermano país se alude popularmente a los borricos de grandes orejas con el nombrete de “Bartolo”. Desde entonces, comenzó a llamarse Benny Moré. En 1946, Benny contrae matrimonio con Juana Bocanegra Durán, de nacionalidad mejicana y de profesión enfermera.
Los primeros meses en Méjico no fueron del todo halagüeño para el Benny. Hasta su pasaje de regreso a Cuba tuvo que vender para subsistir.Pero el joven lajero no perdió su optimismo.
Retornó a la escena en la tierra azteca, actuando junto a la agrupación El Son de Veracruz, y su cantante Lalo Montané, con quien formó el dueto Antillano. Grabó en Méjico con la RCA Víctor, y unió su voz a Dámaso Pérez Prado, con quien archivó más de 60 grabaciones., entre ellas los temas: “Bonito y sabroso” , “Mucho corazón” y “Dolor carabalí”, tema que el Benny consideró la mejor composición grabada junto al artífice del mambo. Con Pérez Prado, recorrió casi todos los estados mejicanos, y el pueblo le otorgó el título de Príncipe del Mambo, mientras Pérez Prado, recibía el de “Rey del Mambo”. A finales del 50, Benny regresó definitivamente a Cuba. Se fue a Lajas, “su rincón querido”, luego a Vertientes, después a Santiago de Cuba, donde realizó actuaciones en la Cadena Oriental de Radio, que le llegaron a proporcionar su primer triunfo en la Isla. Luego, ya en la capital cubana. forma parte de la orquesta del gran Bebo Valdés con la que el Benny populariza un nuevo ritmo, Batanga. Durante breve tiempo, el ídolo lajero se mantiene con esa agrupación y con posterioridad, recibe proposiciones de actuar con la orquesta de Ernesto Duarte, con la que popularizó más tarde temas tan recordados como “No te vayas a engañar, “Bombón de pollo”, “Miguel”, “Semilla de marraron”, “No deben de llorar”, y otros. Debido a divergencias surgidas con el director de orquesta Ernesto Duarte, Benny Moré decide formar su propia orquesta, la cual queda organizada con el nombre de “Banda Gigante”, su famosa “tribu”, con la que actúa el primero de agosto de 1953 en un baile efectuado en Placeas, pueblo del centro de la Isla. Según consta, la primera vez que el Benny actuó con su propia orquesta fue en el programa “Cascabeles Candado”, de la CMQ. A partir de 1953, en que deja organizada su “tribu”, el trabajo para el Benny fue tan intenso que casi no podía satisfacer las peticiones que recibía para actuar en la televisión, la radio, el teatro, los cabarets, y en los innumerables bailes organizados a lo largo y ancho de la Isla. Llovían los contratos, sobre todo para presentarse en carnavales. Además, se sucedían las giras por el exterior, donde siempre iba acompañado por su “tribu”. Según pasa el tiempo, aumenta el trabajo para el Bárbaro del Ritmo, y las giras por países latinoamericanos como Colombia, Haití, Méjico, Panamá, y Estados Unidos, se intensifican. Al regreso a la Patria, se incrementan las solicitudes para verlo cantar.
Al triunfar la Revolución Cubana, en 1959, no dejó de laborar afanosamente para su pueblo.
Hacia 1962, la salud de Benny comenzó a jugarle una mala pasada. Conciertos en el teatro Olympia, de París, y una gira por varios países europeos tuvieron que ser conceladas como consecuencia de males inevitables.
Escenarios de sus triunfos en el suelo cubano son: Guantánamo, Manzanillo, Santiago de Cuba, Holguín, Las Tunas, Morón, Vertientes, La Habana, Regla, Güira de Melena, Marianao, Cienfuegos, Santa Isabel de Las Lajas, lugares en los que el Benny se inspiró para componer varias de sus inmortales melodías.
Tocó a los vecinos del poblado de Palmira, ubicado en la provincia de Cienfuegos, ser testigo de su última actuación en público, la noche del 16 de febrero de 1963. Dos días después, lo ingresaron en el Instituto Nacional de Cirugía (antigua hospital Emergencias).
El martes 19 de febrero de 1963, a las 9:15 p.m. dejaba de existir físicamente Bartolomé Maximiliano Moré Gutiérrez.
Sus restos se encuentran en el cementerio de Santa Isabel de Las Lajas.
Bartolomé Maximiliano Moré, para sus familiares y amistades “Bartolo”, para el pueblo de Cuba y el mundo “Benny”, nació el día 24 de agosto de 1919, a las 7 a.m., en el barrio de Pueblo Nuevo del poblado de Santa Isabel de las Lajas, en la antigua provincia de Las Villas, y en la actualidad perteneciente a la provincia de Cienfuegos. Sus padres fueron Virginia Moré y Silvestre Gutiérrez, pero por razones de índole familiar, Bartolomé llevaría como primer apellido el de su madre: Moré. Fue el mayor de los 18 hijos que tuvo Virginia. Poco después de su nacimiento, la familia se mudó para el humilde barrio de la Guinea, también en Lajas, donde transcurrió la infancia de Bartolomé. Allí en el barrio de La Guinea, el niño Bartolo Moré recibió una gran influencia determinante para su carrera como músico, gracias a la existencia de una cofradía de negros denominada “Casino de los Congos o San Antonio", fundada en el Siglo XIX por un grupo de negros congos libertos, traídos mucho antes de África Central y Occidental. Estos se mezclaron en la Isla con negros de otras regiones africanas. A esta fusión todos aportaron música, bailes, instrumentos musicales, costumbres, y por supuesto, sus sistemas religiosos Desde muy temprano tuvo que abandonar la escuela para ayudar a buscar el sustento de su madre y el resto de sus hermanos, obligados por la necesidad y el hambre. Para lograr este objetivo, él y su hermano inseparable, Teodoro, se dedican a chapear, sembrar y recolectar productos agrícolas. Cuando tenía diez o doce años salía a dar serenatas en el parque frente a la terminal de ferrocarril a las diez o las once de la noche, un grupo integrado por Manolo Mena, Loreto Madrazo, Eliseo Fernández y otros más. Según afirman muchos, tenía una facilidad desde niño para la música que era prodigiosa. Tocaba la guitarra y él mismo se acompañaba y cantaba. Convertía en instrumentos musicales cualquier lata, cajón o botella...
Después marcha a Vertientes en la provincia de Camagüey, hasta que en 1935 logra formar parte de un grupo musical, y por primera vez, el pueblo puede apreciar su prodigiosa voz. No conocía de música, pero poseía las condiciones innatas de un genio.
A mediados de 1936 decide trasladarse a La Habana y allí se dedica a vender frutos y viandas golpeadas, así como yerbas medicinales, con su tío Tomás Armenteros. Luego después de permanecer unos seis meses en la capital del país, retorna a Santa Isabel de las Lajas y se encuentra con su fiel seguidor, su hermano Teodoro. Ambos parten de nuevo hacia las tierras agramontinas donde se dedican al corte de cañas en la colonia Las Marías del central Guayabal, cercano a la ciudad de Ciego de Ávila. De ahí los hermanos Moré pasaron al central Vertientes, donde trabajaron de pareja en áreas de la colonia Guano Alto.
En 1939, Bartolo y su hermano Teodoro enferman de fiebre palúdica y en un carro de la compañía del central fueron al hospital y allí los atendió el doctor Horacio Rodríguez Moya, quien les recomienda ante los efectos de la enfermedad, que cambiaran de lugar de trabajo. Bartolo logra un trabajo de carretillero suplente en el central y alternaba las faenas de ese trabajo agotador, cantando en los bailes y serenatas que amenizaban con el conjunto Avance, formado por Horacio Landa, Enrique Benítez, Cheo Casanovas, Mayombe y otros. Bartolo era el cantante.
Agobiado por la mala situación y lo rudo de la labor que tiene que desempeñar en el central, el joven Bartolo decide una vez más echar su suerte en La Habana.
En 1940 llega a la capital del país para iniciar un peregrinaje por las calles habaneras que durará casi cuatro largos años, deambulando de café en café y de bar en bar. En los restaurantes le echaban para que no molestara a la clientela. Pero él sabía que a la clientela le gustaba su voz. También ayudaba al tío de su mamá a vender por el día en el Mercado y por las calles, mientras por las noches iba de bar en bar, por las calles de La Habana.
Es en esa época que decide presentarse en el famoso programa radial “La Corte Suprema del Arte”, animado por Germán Pineli y José Antonio Alonso. Después de presentarlo y al momento de iniciar su interpretación, le tocaron la campana. Poco tiempo después Bartolomé Maximiliano Moré decide volver a “La Corte Suprema del Arte”, y en esta segunda ocasión gano el Primer Premio. También cantaba por las calles, a dúo con un compañero de arte nombrado Anselmo. Formó parte del cuarteto Cordero y luego tuvo su primer trabajo estable con el septeto Cauto, que dirigía Mozo Borgellá. Como muchos cantantes, recorrió calles rincones y bares, siempre acompañado por el hambre, pero con la firme voluntad de triunfar. La primera vez que Bartolo Moré cantó en una emisora capitalina fue con el sexto Fíngaro, de Lázaro Cordero, en la emisora CMZ. Después de su debut en la emisora Mil Diez, en la que actuó con el septeto Cauto, de Mozo Borgellá, puede decirse que todas las cosas le fueron bien. Su carrera artística profesional comenzó al lado de Siro Rodríguez, Rafael Cueto y Miguel Matamoros, el renombrado trío Matamoros y después el conjunto del mismo nombre. En él, Bartolo se consagra para siempre.
Con el conjunto Matamoros, realiza sus primeras grabaciones discográficas, entre ellas: “La cazuelita”, “Las ruinas de mi bohío”, “Me la llevé”, “¿Seré dichoso?” , “¿Qué será eso?”, “Penicilina”, y otros. Se sabe que cuando Benny y Los Matamoros dejaron impresas esas primeras grabaciones discográficas, al escuchar el ídolo lajero por primera vez su voz grabada, produjo en él una impresión rara, tanto que se paseaba por todo el estudio de la impresora de discos con las manos en la cabeza, riendo y llorando como un niño. Con la agrupación de Matamoros y como voz prima de la misma, marcha a Méjico en 1945. Exactamente el 21 de junio de ese año, empiezan a trabajar en la radio y en aquel legendario centro llamado Mi Rosa, alternando con uno de los mejores grupos de todos los tiempos: el Son de Veracruz. Cuando terminó el contrato, el Conjunto de Miguel Matamoros retorna a La Habana, pero sin Bartolomé, quien decide probar fortuna en Méjico como solista. Es entonces cuando Rafael Cueto, de los Matamoros le sugiere que cambie su nombre de pila por otro artístico, ya que en ese hermano país se alude popularmente a los borricos de grandes orejas con el nombrete de “Bartolo”. Desde entonces, comenzó a llamarse Benny Moré. En 1946, Benny contrae matrimonio con Juana Bocanegra Durán, de nacionalidad mejicana y de profesión enfermera.
Los primeros meses en Méjico no fueron del todo halagüeño para el Benny. Hasta su pasaje de regreso a Cuba tuvo que vender para subsistir.Pero el joven lajero no perdió su optimismo.
Retornó a la escena en la tierra azteca, actuando junto a la agrupación El Son de Veracruz, y su cantante Lalo Montané, con quien formó el dueto Antillano. Grabó en Méjico con la RCA Víctor, y unió su voz a Dámaso Pérez Prado, con quien archivó más de 60 grabaciones., entre ellas los temas: “Bonito y sabroso” , “Mucho corazón” y “Dolor carabalí”, tema que el Benny consideró la mejor composición grabada junto al artífice del mambo. Con Pérez Prado, recorrió casi todos los estados mejicanos, y el pueblo le otorgó el título de Príncipe del Mambo, mientras Pérez Prado, recibía el de “Rey del Mambo”. A finales del 50, Benny regresó definitivamente a Cuba. Se fue a Lajas, “su rincón querido”, luego a Vertientes, después a Santiago de Cuba, donde realizó actuaciones en la Cadena Oriental de Radio, que le llegaron a proporcionar su primer triunfo en la Isla. Luego, ya en la capital cubana. forma parte de la orquesta del gran Bebo Valdés con la que el Benny populariza un nuevo ritmo, Batanga. Durante breve tiempo, el ídolo lajero se mantiene con esa agrupación y con posterioridad, recibe proposiciones de actuar con la orquesta de Ernesto Duarte, con la que popularizó más tarde temas tan recordados como “No te vayas a engañar, “Bombón de pollo”, “Miguel”, “Semilla de marraron”, “No deben de llorar”, y otros. Debido a divergencias surgidas con el director de orquesta Ernesto Duarte, Benny Moré decide formar su propia orquesta, la cual queda organizada con el nombre de “Banda Gigante”, su famosa “tribu”, con la que actúa el primero de agosto de 1953 en un baile efectuado en Placeas, pueblo del centro de la Isla. Según consta, la primera vez que el Benny actuó con su propia orquesta fue en el programa “Cascabeles Candado”, de la CMQ. A partir de 1953, en que deja organizada su “tribu”, el trabajo para el Benny fue tan intenso que casi no podía satisfacer las peticiones que recibía para actuar en la televisión, la radio, el teatro, los cabarets, y en los innumerables bailes organizados a lo largo y ancho de la Isla. Llovían los contratos, sobre todo para presentarse en carnavales. Además, se sucedían las giras por el exterior, donde siempre iba acompañado por su “tribu”. Según pasa el tiempo, aumenta el trabajo para el Bárbaro del Ritmo, y las giras por países latinoamericanos como Colombia, Haití, Méjico, Panamá, y Estados Unidos, se intensifican. Al regreso a la Patria, se incrementan las solicitudes para verlo cantar.
Al triunfar la Revolución Cubana, en 1959, no dejó de laborar afanosamente para su pueblo.
Hacia 1962, la salud de Benny comenzó a jugarle una mala pasada. Conciertos en el teatro Olympia, de París, y una gira por varios países europeos tuvieron que ser conceladas como consecuencia de males inevitables.
Escenarios de sus triunfos en el suelo cubano son: Guantánamo, Manzanillo, Santiago de Cuba, Holguín, Las Tunas, Morón, Vertientes, La Habana, Regla, Güira de Melena, Marianao, Cienfuegos, Santa Isabel de Las Lajas, lugares en los que el Benny se inspiró para componer varias de sus inmortales melodías.
Tocó a los vecinos del poblado de Palmira, ubicado en la provincia de Cienfuegos, ser testigo de su última actuación en público, la noche del 16 de febrero de 1963. Dos días después, lo ingresaron en el Instituto Nacional de Cirugía (antigua hospital Emergencias).
El martes 19 de febrero de 1963, a las 9:15 p.m. dejaba de existir físicamente Bartolomé Maximiliano Moré Gutiérrez.
Sus restos se encuentran en el cementerio de Santa Isabel de Las Lajas.
Bartolomé Maximiliano Moré, para sus familiares y amistades “Bartolo”, para el pueblo de Cuba y el mundo “Benny”, nació el día 24 de agosto de 1919, a las 7 a.m., en el barrio de Pueblo Nuevo del poblado de Santa Isabel de las Lajas, en la antigua provincia de Las Villas, y en la actualidad perteneciente a la provincia de Cienfuegos. Sus padres fueron Virginia Moré y Silvestre Gutiérrez, pero por razones de índole familiar, Bartolomé llevaría como primer apellido el de su madre: Moré. Fue el mayor de los 18 hijos que tuvo Virginia. Poco después de su nacimiento, la familia se mudó para el humilde barrio de la Guinea, también en Lajas, donde transcurrió la infancia de Bartolomé. Allí en el barrio de La Guinea, el niño Bartolo Moré recibió una gran influencia determinante para su carrera como músico, gracias a la existencia de una cofradía de negros denominada “Casino de los Congos o San Antonio", fundada en el Siglo XIX por un grupo de negros congos libertos, traídos mucho antes de África Central y Occidental. Estos se mezclaron en la Isla con negros de otras regiones africanas. A esta fusión todos aportaron música, bailes, instrumentos musicales, costumbres, y por supuesto, sus sistemas religiosos Desde muy temprano tuvo que abandonar la escuela para ayudar a buscar el sustento de su madre y el resto de sus hermanos, obligados por la necesidad y el hambre. Para lograr este objetivo, él y su hermano inseparable, Teodoro, se dedican a chapear, sembrar y recolectar productos agrícolas. Cuando tenía diez o doce años salía a dar serenatas en el parque frente a la terminal de ferrocarril a las diez o las once de la noche, un grupo integrado por Manolo Mena, Loreto Madrazo, Eliseo Fernández y otros más. Según afirman muchos, tenía una facilidad desde niño para la música que era prodigiosa. Tocaba la guitarra y él mismo se acompañaba y cantaba. Convertía en instrumentos musicales cualquier lata, cajón o botella...
Después marcha a Vertientes en la provincia de Camagüey, hasta que en 1935 logra formar parte de un grupo musical, y por primera vez, el pueblo puede apreciar su prodigiosa voz. No conocía de música, pero poseía las condiciones innatas de un genio.
A mediados de 1936 decide trasladarse a La Habana y allí se dedica a vender frutos y viandas golpeadas, así como yerbas medicinales, con su tío Tomás Armenteros. Luego después de permanecer unos seis meses en la capital del país, retorna a Santa Isabel de las Lajas y se encuentra con su fiel seguidor, su hermano Teodoro. Ambos parten de nuevo hacia las tierras agramontinas donde se dedican al corte de cañas en la colonia Las Marías del central Guayabal, cercano a la ciudad de Ciego de Ávila. De ahí los hermanos Moré pasaron al central Vertientes, donde trabajaron de pareja en áreas de la colonia Guano Alto.
En 1939, Bartolo y su hermano Teodoro enferman de fiebre palúdica y en un carro de la compañía del central fueron al hospital y allí los atendió el doctor Horacio Rodríguez Moya, quien les recomienda ante los efectos de la enfermedad, que cambiaran de lugar de trabajo. Bartolo logra un trabajo de carretillero suplente en el central y alternaba las faenas de ese trabajo agotador, cantando en los bailes y serenatas que amenizaban con el conjunto Avance, formado por Horacio Landa, Enrique Benítez, Cheo Casanovas, Mayombe y otros. Bartolo era el cantante.
Agobiado por la mala situación y lo rudo de la labor que tiene que desempeñar en el central, el joven Bartolo decide una vez más echar su suerte en La Habana.
En 1940 llega a la capital del país para iniciar un peregrinaje por las calles habaneras que durará casi cuatro largos años, deambulando de café en café y de bar en bar. En los restaurantes le echaban para que no molestara a la clientela. Pero él sabía que a la clientela le gustaba su voz. También ayudaba al tío de su mamá a vender por el día en el Mercado y por las calles, mientras por las noches iba de bar en bar, por las calles de La Habana.
Es en esa época que decide presentarse en el famoso programa radial “La Corte Suprema del Arte”, animado por Germán Pineli y José Antonio Alonso. Después de presentarlo y al momento de iniciar su interpretación, le tocaron la campana. Poco tiempo después Bartolomé Maximiliano Moré decide volver a “La Corte Suprema del Arte”, y en esta segunda ocasión gano el Primer Premio. También cantaba por las calles, a dúo con un compañero de arte nombrado Anselmo. Formó parte del cuarteto Cordero y luego tuvo su primer trabajo estable con el septeto Cauto, que dirigía Mozo Borgellá. Como muchos cantantes, recorrió calles rincones y bares, siempre acompañado por el hambre, pero con la firme voluntad de triunfar. La primera vez que Bartolo Moré cantó en una emisora capitalina fue con el sexto Fíngaro, de Lázaro Cordero, en la emisora CMZ. Después de su debut en la emisora Mil Diez, en la que actuó con el septeto Cauto, de Mozo Borgellá, puede decirse que todas las cosas le fueron bien. Su carrera artística profesional comenzó al lado de Siro Rodríguez, Rafael Cueto y Miguel Matamoros, el renombrado trío Matamoros y después el conjunto del mismo nombre. En él, Bartolo se consagra para siempre.
Con el conjunto Matamoros, realiza sus primeras grabaciones discográficas, entre ellas: “La cazuelita”, “Las ruinas de mi bohío”, “Me la llevé”, “¿Seré dichoso?” , “¿Qué será eso?”, “Penicilina”, y otros. Se sabe que cuando Benny y Los Matamoros dejaron impresas esas primeras grabaciones discográficas, al escuchar el ídolo lajero por primera vez su voz grabada, produjo en él una impresión rara, tanto que se paseaba por todo el estudio de la impresora de discos con las manos en la cabeza, riendo y llorando como un niño. Con la agrupación de Matamoros y como voz prima de la misma, marcha a Méjico en 1945. Exactamente el 21 de junio de ese año, empiezan a trabajar en la radio y en aquel legendario centro llamado Mi Rosa, alternando con uno de los mejores grupos de todos los tiempos: el Son de Veracruz. Cuando terminó el contrato, el Conjunto de Miguel Matamoros retorna a La Habana, pero sin Bartolomé, quien decide probar fortuna en Méjico como solista. Es entonces cuando Rafael Cueto, de los Matamoros le sugiere que cambie su nombre de pila por otro artístico, ya que en ese hermano país se alude popularmente a los borricos de grandes orejas con el nombrete de “Bartolo”. Desde entonces, comenzó a llamarse Benny Moré. En 1946, Benny contrae matrimonio con Juana Bocanegra Durán, de nacionalidad mejicana y de profesión enfermera.
Los primeros meses en Méjico no fueron del todo halagüeño para el Benny. Hasta su pasaje de regreso a Cuba tuvo que vender para subsistir.Pero el joven lajero no perdió su optimismo.
Retornó a la escena en la tierra azteca, actuando junto a la agrupación El Son de Veracruz, y su cantante Lalo Montané, con quien formó el dueto Antillano. Grabó en Méjico con la RCA Víctor, y unió su voz a Dámaso Pérez Prado, con quien archivó más de 60 grabaciones., entre ellas los temas: “Bonito y sabroso” , “Mucho corazón” y “Dolor carabalí”, tema que el Benny consideró la mejor composición grabada junto al artífice del mambo. Con Pérez Prado, recorrió casi todos los estados mejicanos, y el pueblo le otorgó el título de Príncipe del Mambo, mientras Pérez Prado, recibía el de “Rey del Mambo”. A finales del 50, Benny regresó definitivamente a Cuba. Se fue a Lajas, “su rincón querido”, luego a Vertientes, después a Santiago de Cuba, donde realizó actuaciones en la Cadena Oriental de Radio, que le llegaron a proporcionar su primer triunfo en la Isla. Luego, ya en la capital cubana. forma parte de la orquesta del gran Bebo Valdés con la que el Benny populariza un nuevo ritmo, Batanga. Durante breve tiempo, el ídolo lajero se mantiene con esa agrupación y con posterioridad, recibe proposiciones de actuar con la orquesta de Ernesto Duarte, con la que popularizó más tarde temas tan recordados como “No te vayas a engañar, “Bombón de pollo”, “Miguel”, “Semilla de marraron”, “No deben de llorar”, y otros. Debido a divergencias surgidas con el director de orquesta Ernesto Duarte, Benny Moré decide formar su propia orquesta, la cual queda organizada con el nombre de “Banda Gigante”, su famosa “tribu”, con la que actúa el primero de agosto de 1953 en un baile efectuado en Placeas, pueblo del centro de la Isla. Según consta, la primera vez que el Benny actuó con su propia orquesta fue en el programa “Cascabeles Candado”, de la CMQ. A partir de 1953, en que deja organizada su “tribu”, el trabajo para el Benny fue tan intenso que casi no podía satisfacer las peticiones que recibía para actuar en la televisión, la radio, el teatro, los cabarets, y en los innumerables bailes organizados a lo largo y ancho de la Isla. Llovían los contratos, sobre todo para presentarse en carnavales. Además, se sucedían las giras por el exterior, donde siempre iba acompañado por su “tribu”. Según pasa el tiempo, aumenta el trabajo para el Bárbaro del Ritmo, y las giras por países latinoamericanos como Colombia, Haití, Méjico, Panamá, y Estados Unidos, se intensifican. Al regreso a la Patria, se incrementan las solicitudes para verlo cantar.
Al triunfar la Revolución Cubana, en 1959, no dejó de laborar afanosamente para su pueblo.
Hacia 1962, la salud de Benny comenzó a jugarle una mala pasada. Conciertos en el teatro Olympia, de París, y una gira por varios países europeos tuvieron que ser conceladas como consecuencia de males inevitables.
Escenarios de sus triunfos en el suelo cubano son: Guantánamo, Manzanillo, Santiago de Cuba, Holguín, Las Tunas, Morón, Vertientes, La Habana, Regla, Güira de Melena, Marianao, Cienfuegos, Santa Isabel de Las Lajas, lugares en los que el Benny se inspiró para componer varias de sus inmortales melodías.
Tocó a los vecinos del poblado de Palmira, ubicado en la provincia de Cienfuegos, ser testigo de su última actuación en público, la noche del 16 de febrero de 1963. Dos días después, lo ingresaron en el Instituto Nacional de Cirugía (antigua hospital Emergencias).
El martes 19 de febrero de 1963, a las 9:15 p.m. dejaba de existir físicamente Bartolomé Maximiliano Moré Gutiérrez.
Sus restos se encuentran en el cementerio de Santa Isabel de Las Lajas.
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Messaggioda Filippo » 24/07/2008, 19:05

Brava Sandra !! :smt023 :wink:
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Messaggioda tio gigi » 28/11/2008, 10:15

salserissima ha scritto:Polo Montanez



Fernando Borrego Linares, Polo Montañez, nacque a Cuba il 5 giugno 1955 in una zona conosciuta con il nome de El Brujito. Figlio di Julio e Lucrecia. Suo padre faceva un lavoro molto umile cercava il carbone e viveva sempre vicino alle montagne poiché da esse derivava la sua principale risorsa di lavoro; cambiava spesso casa una casaera molto umile, costruita con foglie di palma nel tetto e fango e legno per terra. Visse a la Cañada del Infierno, Casa Blanca, Finca del Cusco y, nell’anno 1972 andò a vivere presso la comunità Las Terrazas. A Julio, il padre, piaceva la musica e per ingannare lo scarso tempo libero riunì il “Grupo Cantores del Rosario” che cantavano in tutta la montagna circostante. Polo cresce ed inizia a suonare il tamburo che era costituito da un tronco vuoto; presto iniziò a cantare e a suonare la chitarra diventando così il leader del gruppo. Fece molti lavori: vendere carbone, guidare i trattori, e mercante di canna da zucchero e molti altri. Compose la sua prima canzone nel 1973, che intitolò “Este tiempo feliz”, dopodichè continuò a creare canzoni ma il successo stentava ad arrivare e dovette fare molta gavetta. Componeva mescolando vari generi musicali, come fosse una minestra, formando così un po’ alla volta un suo proprio stile passando da temi frivoli, a temi impegnati, a temi contadini: La yunta de buey, el olor del carbón, el aroma del batey. Alla fondazione del complesso Las Terrazas, Polo e il suo gruppo iniziarono a frequentare le zone turistiche del luogo tra cui l’ hotel Moka, Rancho Curujey y el Cafetal Buenavista. In quest’ultimo conobbe il proprietario che gli propose di produrre vari dischi. Da qui nacque il CD Guajiro Natural di cui furono venduti in Colombia più di 40,000 copie ottenendo il Disco di Oro e Platino e fu riconosciuto come l’artista internazionale più ascoltato. A Cuba la popolarità di Polo crebbe a vista d’occhio. Gli spettatori ai suoi concerti sconvolsero tutte le aspettative. Dove suonava e cantava arrivavano da tutti i paesi limitrofi bambini, vecchi, adulti. Visitò 5 volte la Colombia, due volte la Francia; andò in Portogallo, Belgio, Olanda, Italia, Messico, Ecuador, Costa Rica. Collaborò con artisti come Rubén Blades, Andy Montañés, Margarita Francisco, César Évora, Cándido Fabré, Francisco Repilado (Compay Segundo), Eliades Ochoa, Adalberto Álvarez, Dany Rivera e altri.
Era un talento naturale, un uomo semplice nobile, un uomo cresciuto a contatto diretto con la natura. Il 20 de novembre del 2002, in viaggio di ritorno da La Habana verso San Cristóbal, andò con la sua auto contro un camion nella zona conosciuta con il nome di La Coronela, risultando gravemente ferito. Sfortunatamente dopo 6 giorni morì lasciando un gran dolore nei cuori di tutti i cubani. La sua presenza si impose nella storia della musica cubana e nel cuore di quanti ebbero la fortuna di ascoltarlo e conoscerlo

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Polo Montañéz: eterno romantico

Adalys Pilar Mireles

Sfortunato in amore, ma sempre romantico Polo Montañéz ha vissuto intensamente i suoi ultimi anni.

Assieme ai suoi sogni di quarantanni, di lui sono restate melodie che non ha mai interpretato e l’incurabile nostalgia che ha lasciato la sua assenza.

A Las Terrazzas il cantante è più che un ricordo: il suo spirito di poeta cantautore accompagnala la comunità contadina dell’estremo occidentale cubano, che aveva fatto tesoro di aneddoti e canzoni su Polo anche prima della sua repentina dipartita.

“Tutti parlano di lui con affetto e orgoglio”, assicura Amaury Ramos, nipote e complice nelle notti di successi e di sventure.

“Polo era molto benvoluto qui, perchè è sempre stato lo stesso anche quando era famoso, non ha mai fatto finta d’essere naturale; era così spontaneamente. Tornava da un viaggio e cercava un amico, faceva un concerto in qualsiasi angolo”, racconta.

“Nella sua turnée in Colombia aiutava i bambini di strada, gli comprava scarpe e cibo, li incontrava per strada e li portava in un negozio... e questo non lo fanno tutti. Era un cantante diventato famoso senza volerlo, con un insieme di sorpresa e ingenuità. È riuscito a irrompere negli scenari dell’Europa e dell’America Latina ed ha avuto un disco d’oro e un disco di platino con il suo primo CD ed è divenuto una sorta di idolo popolare”.

“Lui non si aspettava tanti applausi, ma sua madre sì. Diceva - questo ragazzo un giorno sarà grande - e lo ascoltava mentre canticchiava le canzoni. Aveva molti sogni, molti piani per il futuro e ne ha realizzato qualcuno, ma gli altri sono rimasti lì”, dice Amaury Ramos.

“Voleva cantare per la gente della campagna e fare un gran giro di tutta l’Isola, ma non è più stato possibile. L’ultima tappa della sua esistenza fu molto agitata, dormiva pochissimo e non riposava”, ricorda.

“Si lamentava d’aver perduto tempo per far conoscere la sua opera e cercò per questo d’utilizzare ogni minuto. Faceva lunghi viaggi e si fermava solo per bere un caffè, poi continuava con le interviste e le registrazioni: una vita quasi pazzesca”.

“Tra le sue particolarità meno conosciute c’era quella dell’umorismo: scherzava con tutti, rideva di sè stesso e nei suoi racconti rideva di quel giorno che restò rinchiuso in un ascensore, rideva delle sue scoperte quotidiane e parlava con un tono giocoso” sottolinea il nipote.

“Le parole delle sue canzoni parlano di grandi passioni, di amori sfortunati, separazioni e incontri. Polo ha avuto delusioni d’amore, ma non ha mai smesso d’essere romantico e le sue melodie piacciono tanto perchè sono piene di sentimento e di malinconia. Tre donne sono state importanti nella sua vita ed è a loro che ha dedicato i testi. La più famosa, “Un montón de estrellas” l’ha scritta semplicemente per parlare di desideri e possibilità, ma non di sè stesso.

Sei anni dopo la sua morte in un incidente automobilistico, il gruppo di Polo Montañez, diretto da Amaury è uno dei migliori e autentici omaggi a questo perenne “guajiro natural”.

“Non si tratta solo di conservarne il ricordo, ma di mantenere viva la sua musica, con il suo stile così peculiare, che usava per esprimersi e musicare i suoi brani. Il violino, uno dei suoi strumenti preferiti, fa parte definitivamente del gruppo”, ha detto ancora il nipote di questo eterno romantico (Traduzione Granma Int.)
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