LA RUMBA

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LA RUMBA

Messaggioda cubasoyyo » 11/05/2013, 14:53

LA RUMBA

Nel corso dei secoli centinaia di migliaia di schiavi africani furono portati a Cuba, ma il vero boom della tratta ci fu nel XIX secolo. Basti pensare che dal 1517 al 1790, giunsero a Cuba all’incirca sole novantamila unità, mentre nel XIX secolo furono quasi un milione di africani ad approdare su queste coste.
Nel 1880 fu abolita la schiavitù e finalmente liberi gli africani si stabilirono nelle periferie delle grandi città; iniziarono a nascere organizzazioni per la conservazione delle tradizioni africane (cabildos), fino ad allora brutalmente soffocate dalla frusta dei padroni.
Fu a Matanzas e La Habana dove si ebbero a fine XIX secolo le prime manifestazioni musicali con predominanza africana e non, come era avvenuto fino a quel momento, solo ingerenze nella musica dei bianchi. Nel quartiere conosciuto con il nome Las alturas de Simpson (il nome dato al primo danzón, anche se in questo caso non centra niente) nacquero numerosi gruppi ricreativi e di mutuo soccorso, formati da bianchi, neri e mulatti, per lo più rumberos e comparseros. Questi gruppi presero il nome di coros de rumba, che cantavano il guaguancó, come conseguenza del modo di vita urbano. Sia gli uni sia gli altri avevano i loro locali dove esercitarsi e riunirsi, si mantenevano collettivamente e avevano i loro fondi. Ogni gruppo era contraddistinto da un nome differente. Tra i cori di rumba della capitale si ricordano: El ronco, del quartiere Pueblo Nuevo; El paso franco, di Carraguao; El lugareño, di Jesus Maria; Los gesuita, di Colón; Los dichosos, di Jesus del Monte; oltre a La tuya, La hoja de guayaba, El pañuelo blanco, ed altri ancora.
A Matanzas restò attivo fino agli anni settanta il Bando azul, fondato nel 1910 nella stessa casa del cabildo arará. Altri gruppi di rumba di Matanzas furono il Bando verde, il Bando rosado, il Lirio blanco, El trovador, El flamboyan (del quartiere Simpson), El toronjil (del quartiere Versalles), La perla, Los melodiosos ed altri ancora. Molti di questi gruppi organizzavano anche le comparsas per i festeggiamenti del carnevale, ricorrendo per l’accompagnamento a strumenti delle bande musicali cittadine.
Comunque, indipendentemente dai nomi dei gruppi nati nelle varie città, importante è il lavoro di conservazione di tutta una serie di danze di origine africana delle varie etnie, che sfociarono in quelle che divenne la rumba d’inizio XX secolo. In seguito anche questa rumba subì variazioni sia coreografiche che strumentali, per lo più dovute ad esigenze dello spettacolo o economiche.
I cori di rumba scomparvero tra gli anni venti e trenta. Il guaguancó invece, continuò a sopravvivere, insieme alla columbia, dovendo però conformarsi a certi canoni dello spettacolo cambiando alcuni strumenti del conjunto per altri nuovi, mentre yambú e tutte le rumbas de tiempo’España scomparvero.
Se inizialmente gli strumenti utilizzati per le rumbas erano prevalentemente improvvisati con utensili e arredi casalinghi, si passò alle casse nelle quali s’importava il baccalà salato, dopo avergli apportato alcune modifiche il musicista, seduto sulla stessa cassa, otteneva un suono grave molto penetrante. Alle casse di baccalà si aggiunse la cassetta di candele Sabatés (marca del prodotto), un'altra cassetta che era colpita con i cucchiai e una bottiglia di vetro che era colpita con un qualsiasi oggetto di ferro. In seguito i cassoni furono sostituiti da quelli che diventeranno gli strumenti tipici di questo genere: tumbadora e quinto, dalla voce acuta, un cajon, due cucharas o due palitos per repiquetear, colpire i tamburi. In seguito fu adottata la clave ed avvolte si utilizzavano anche un tipo di maracas ed il güiro.
Resta il fatto che la rumba può essere suonata improvvisando qualsiasi arnese, utensile o cose a portata di mano, oltre che con il solo battere delle mani o la bocca (toques de bemba o bembeteo).



La rumba è una musica cubana dalle indubbie radici africane, non di tipo rituale ma, profana e prevalentemente urbana e suburbana, quindi ben distinta dalla musica rituale di tipo religioso, come quella yoruba e abakuà. E’ una musica per intrattenere e divertire nel tempo libero e che si pratica nella collettività. E’ una festa creata dagli africani e suoi discendenti, in determinate circostanze sociali, senza escludere la presenza di bianchi che condivisero con loro queste feste negli strati più bassi della società coloniale e classista.
Le origini africane della rumba non devono indurre a pensare che si tratti, come per la musica rituale africana, della traslazione di una musica e di un ballo in un ambiente sociale nuovo con le conseguenti modifiche; la rumba è un’espressione musicale, cantata e danzata nata a Cuba, da elementi musicali e coreografie danzarie provenienti dalle musiche rituali africane, oltre ad altri elementi spagnoli minoritari rispetto ai primi, in un contesto sociale cittadino e degradato.
Il termine rumba non ha un significato preciso, ma è compresa nella famiglia di termini di origine afroamericana con significato di festa collettiva, festa di gruppo, riunione, profana e di origine nera.
L’ambiente della rumba è quello dei quartieri marginali delle città, i solar, i caffè e tutti i luoghi abituali di riunione; da uno di questi luoghi può nascere, crearsi, iniziare, “armar una rumba”, per qualsiasi motivo. Anche la casa è un ottimo luogo dove può nascere una rumba, utilizzando gli utensili della casa e confermando il fatto che la rumba è prima un’atmosfera, una particolare situazione, che un vero e proprio genere musicale, come viene presentato in palcoscenico.
La rumba è oggi una delle manifestazioni più vigorose della musica cubana, grazie alla sua originalità, alla sua permanenza nel gusto e nel cuore dei cubani anche se non divulgata dai mezzi di comunicazione e per il modo in cui ha influito sulla musica ballabile contemporanea.
In base a testimonianze raccolte da Fernando Ortiz, la rumba ebbe origine dalla cultura gangá, anche se attualmente raccoglie diversi elementi di altre culture africane (abakuá, congos, yorubas) traslate a Cuba, oltre ad includere chiare espressioni della cultura musicale e danzaria del patrimonio spagnolo.
La rumba è stata descritta nella poesia cubana del XX secolo, ed una delle tracce più rappresentative la troviamo nel poema omonimo di José Zacarias Tallet. Storicamente la rumba ha toccato i più diversi temi, dal canto alla patria, fino alla dignità nazionale (come nel caso di Donde estan los cubanos? Di Gonzalo Asencio) passando per opere di autori universali come Emilio Zola. La rumba è stato il veicolo di espressione dei sentimenti della popolazione umile dei centri urbani di tutta l’isola, anche se nelle provincie di La Habana e Matanzas ha raggiunto uno sviluppo tale che è possibile distinguere lo stile di ognuna delle due provincie.
La rumba inizia sempre con una parte di canto di tipo espositivo, seguito da una seconda parte di canto del coro, per poi iniziare la parte ballata, quando “se rompe la rumba” si portano al centro del cerchio formato dagli spettatori e gli stessi integranti, la coppia di ballerini, oppure un uomo solo nella modalità chiamata columbia. Queste tre fasi o atti hanno uno svolgimento caratteristico, per cui tutte le varianti determinano modalità differenti.
Una delle modalità più antiche della rumba è quella chiamata rumba de tiempo’España. Iniziano con una breve parte di canto del solista, che poi introduce il coro, nella parte chiamata capetillo e nella quale si alternano coro e solista, il primo intona un motivo a ripetizione e il secondo improvviserà nuovi testi. Anche la musica è introdotta dallo stesso solista, già dall’inizio, che con la clave marca il tempo e nel quale s’inseriscono cajon o tumbadora e gli altri strumenti percussivi, per ultimo il quinto, che entra con alcuni colpi singoli per poi configurare il suo disegno ritmico peculiare.
Nel gruppo delle rumbas de tiempo’España sono comprese alcune varianti: Mama’buela, nella quale s’imitano i gesti di un ragazzino che non vuole andare a scuola e della nonna, la ballerina, che lo sgrida e lo picchia; Lala no sabe hacer na’, dove il cantante intona ciò che deve imitare la ballerina, lavare, stirare, stendere i panni e cose più complicate, sempre ballando rumba; Tus condiciones, dove si impongono determinate condizioni o modi d’essere alla ballerina, l’essere gelosa, schiva, gentile, litigiosa e molte altre; Mañunga, nella quale il ballerino balla intorno ad una bottiglia vuota, senza farla cadere, e dovendo pagare con una bottiglia piena se la faceva cadere.
Come queste esistevano tanti altri tipi di rumbas de tiempo’España, la maggior parte delle quali sono scomparse, ma la condizione principale di tutte esse era il contesto sociale, che doveva essere degradato, malfamato e spesso malavitoso.
Le tre modalità più conosciute sono: yambú, guaguancó e columbia. Il yambù è molto lento, i ballerini imitano una coppia di anziani, accentuando la difficoltà nell’eseguire i movimenti. In questo tipo di rumba i ballerini non effettuano il gesto pelvico di possessione, vacunao, eseguito nella modalità chiamata guaguancó, e per questo nel canto si intercala la frase “en el yambú no se vacuna”. La struttura del yambù è simile a quella degli altri stili: la clave inizia a dare il tempo, la parte del canto è breve e spesso gli si antepone un lalaleo (la cosiddetta diana), che serve da preparazione all’ingresso del coro. Inizia, quindi, una breve parte cantata alla quale risponde il coro e si conclude con un ritornello, momento in cui esce la coppia di ballerini. La coreografia è basata sul corteggiamento della donna da parte dell’uomo che prosegue fino alla conquista e l’allontanamento congiunto. Momento clou del ballo è quando l’uomo lancia il fazzoletto a terra e velocemente lo recupera con la bocca. Il yambú si proponeva spesso in grandi feste come scherzo del cantante, che improvvisamente iniziava a cantare “en el yambú no se vacuna, caballeros”.
La columbia è considerata uno stile di rumba rurale nata nei dintorni di Matanzas, secondo molti, in un antico caseggiato chiamato proprio Columbia, vicino la linea ferroviaria, a Matanzas, una provincia dove intensa era la produzione dello zucchero e che, in determinati periodi dell’anno, riuniva gente da tutto il paese per la zafra, la raccolta. La danza allude a diverse situazioni quotidiane o a persone imitandone i gesti tipici (lo zoppo, il boxer, l’ubriaco, il giocatore di baseball, il tagliatore di canna da zucchero, ecc.), ed è eseguita sempre da un solo uomo, ad un tempo velocissimo, il più rapido tra tutte le modalità della rumba. Musicalmente ha una struttura fissa e semplice: inizia la percussione con un tempo rapido e subito si ascolta la voce del solista, chiamato gallo, che emette dei lamenti chiamati lloraos; il cantante intona quindi, un breve testo che allude a successi, fatti o persone e quindi intona un ritornello, momento che indica l’uscita del ballerino, chiamata capetillo. La columbia è una sfida tra percussione, il quinto ed il ballerino, il columbiano. L’uomo stabilisce un dialogo con il quinto, che marca gesti e passi ai quali il ballerino deve rispondere figurativamente, creando poi altre figure alle quali deve rispondere il quinto; si prosegue aumentando la difficoltà, fino a quando uno dei due non è colto impreparato nella risposta, sempre con il canto del solista alternato a quello del coro come sottofondo.
Il guaguancò è l’evoluzione del yambù e la più diffusa e conosciuta delle tre modalità della rumba: in essa la parte iniziale di canto è molto estesa ed ha le caratteristiche di un lungo racconto quasi sempre allusivo di un successo o una persona. Inizia con una introduzione (nana o diana) da parte del solista, per passare al tema centrale che può essere a più voci, dopodiché si arriva al ritornello cantato da tutti, infine ci sono le improvvisazioni del solista e la frase di chiusura, il cierre. I passi dei ballerini più disarticolati e la coppia inizia un gioco di seduzione e conquista da parte dell’uomo, che con un movimento pelvico, che può essere sostituito anche da movimenti delle mani o delle gambe e detto vacuna, cerca di colpire simbolicamente il pube della donna, la quale si deve difendere coprendosi lo stesso con le mani o la gonna un attimo prima del colpo; il gioco prosegue fino a quando l’uomo non riesce, in un momento in cui la donna non si sta coprendo, ad eseguire la vacuna e conquistare la donna, che a quel punto fa un gesto di sconfitta o di consegna. Il ballo può quindi durare molto tempo, l’uomo può ritirarsi ed essere sostituito da un altro, mentre la gente acclama e ride durante le varie fasi della disputa.
Tra i grandi rumberos cubani ricordiamo: Gonzalo Asencio “Tio Tom”, José del Rosario Oviedo “Malanga”, “Roncona”, Andrea Baró, Margarita Zequeira “Cundunda La China”, Esteban Lantrí “Saldiguera”, José Luis Alfonso “Virulilla”, Mario Dreke “Chabalonga”, Antonio Orta “Manengue”, Carlos “Patato” Valdés, “Pancho Quinto”, Evaristo Aparicio “el Picaro”, Esteban Vega “Chachá”, Juan Mesa “Bosco”, “Tata Güines”, Agustín “Flor de Amor”, Amado Dedeu, Alberto Zayas, Roberto Maza “el Vivebién”, “Chano” Pozo, Alejandro Aguirre “Machaco”, Angel Pelladito, Florencio Calle “Catalino Mulence”, Bonifacio Jenke, “Carburo”, Orlando Ríos “Puntilla”, Carlos Embale, Mongo Santamaria, “El chino”, “Chacho”, Reinaldo Brito, Pedro Vero, Luís “Aspirina” Chacón, Juan de Dios Ramos e colui che non solo è uno dei suoi grandi interpreti ma anche un attento storico, Gregorio “El Goyo” Hernandez.
Non possiamo evitare di citare alcune formazioni musicali di rumba che hanno fatto storia, come nel caso dei Los Muñequitos de Matanzas, Lulú Yonkori, Conjunto Clave y Guaguancó, Los Ibellis, Los Papines, Columbia del Puerto de Cárdenas, Afrocuba de Matanzas, Yoruba Andabo e più di recente Obá Ilú.

Bibliografia:

La musica en cuba (Alejo Carpenter)
La musica y el pueblo (Maria Teresa Linares)
Del canto y el tiempo (Argeliers Leon)
Musica popular cubana (Radames Giro)


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Giuseppe Lago
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