Padura “Vedo la nuova Cuba ancora eretica ma più ricca”

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Padura “Vedo la nuova Cuba ancora eretica ma più ricca”

Messaggioda carlo » 04/05/2015, 18:10

Padura “Vedo la nuova Cuba ancora eretica ma più ricca”

Il suo ispettore Conde torna in un drammatico romanzo storico : l’odissea di 900 ebrei in fuga respinti nel ’39, “una ferita mai rimarginata”

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Bisognerebbe essere un mago, oggi, per immaginare il futuro di Cuba. «Può succedere di tutto, sbaglierei qualsiasi cosa dicessi…» assicura sorridente Leonardo Padura Fuentes, lo scrittore cubano più conosciuto fuori dall’isola, che la settimana prossima sarà in tour in Italia. «So però cosa desidero. Che il futuro, qualunque sia, sia migliore. I cubani se lo meritano, si sono già sacrificati troppo».
I cubani e la loro Cuba, Padura, 60 anni, li racconta da metà della sua vita. Soprattutto attraverso le indagini del tenente Mario Conde, protagonista della tetralogia delle Quattro stagioni e del suo nuovo romanzo, Eretici (tradotto da Stefania Marinoni e Sara Cavarero), che mescola in modo appassionante la Storia, con i suoi orrori, alla realtà di oggi in un viaggio misterioso attraverso secoli e continenti.

Tutto inizia nel 1939, quando la S.S. Saint Louis giunge al porto dell’Avana. Sulla nave viaggiano 937 ebrei in fuga dalla Germania nazista, a cui Cuba vieterà di sbarcare. Tra loro anche la famiglia del piccolo Daniel Kaminsky, che aspetterà inutilmente sul molo e non potrà riabbracciare i suoi cari, che custodiscono una preziosa tela di Rembrandt che sparirà per ricomparire 70 anni dopo. Toccherà a Conde aiutare il figlio di Daniel a ritrovarla per ricostruire il passato della sua famiglia. In Eretici Padura porta il lettore in giro per il mondo, ma allo stesso tempo posiziona la sua lente di ingrandimento su Cuba.

Quanto le somiglia Conde?
«È un poliziotto simpatico, pieno di debolezze. Ha sempre fame, fuma e beve molto rum, molto più di me. È un uomo che ha vissuto la “mia” Cuba. Ci somigliamo al punto che non so più se è lui a copiare me o io lui».

Eretici, disse scrivendolo, «è un romanzo sulle libertà».
«Si sviluppa intorno a personaggi, luoghi e conflitti diversi, ma il collante è la ricerca delle libertà individuali. Un desiderio umano, universale ed eterno. Quello di ribellarsi agli schemi della società, della religione e della politica».

E Cuba è ribelle?
«Non la definirei così. Dalla Rivoluzione in poi si è cercata unità intorno a un pensiero unico e il collettivo è stato imposto sull’individuale. Ma per fortuna c’è sempre chi si ribella».

Alle ultime elezioni per la prima volta si sono candidati dei dissidenti. Hanno perso e uno di loro, Hildebrando Chaviano, ha detto che «il popolo non vuole cambiare, continua a volere la Rivoluzione». È così?
«Difficile saperlo. Sicuramente una parte della burocrazia governativa è a suo agio così. Cambiamenti sociali ed economici ce ne sono stati, ma dobbiamo proseguire. A Cuba ci sono troppi quartieri poveri e persone che lavorano ma non hanno i soldi per vivere».

Lo storico incontro fra Obama e Raúl Castro porterà benefici?
«Vedremo se sarà solo la fine di una storia di contrasti o l’inizio di un avvicinamento. Cuba e gli Usa erano agli estremi del diapason politico. Noi eravamo l’isola comunista, loro l’impero capitalista. Ora ci sono due presidenti che si stringono la mano e cercano un dialogo: è davvero storico! Sembrerà assurdo ma per decenni la vita di noi cubani è stata condizionata da una forte tensione, che ora ha finalmente iniziato a scendere».

Come immagina Cuba fra 20, 50 anni?
«È la domanda più difficile che mi si possa fare».

Perché le fa paura la risposta?
«No, perché so che qualunque cosa dicessi sbaglierei. Il 16 dicembre sarebbe stato impossibile immaginare una ripresa delle relazioni fra Usa e Cuba. E invece il 17 Obama e Raúl hanno annunciato il disgelo. Posso dirle però cosa sogno: che il futuro sia più prospero per tutti. Cuba ha una struttura economica che non ha funzionato, lo ha riconosciuto anche Raúl».

C’è la paura che arrivi il capitalismo? O che Cuba diventi solo un’isola caraibica da vacanze ?
«Può succedere. Ma non bisogna dimenticare che qui il livello di cultura è alto e l’orgoglio nazionale forte. Spero che sia l’antidoto per non farci diventare cittadini di serie c o d. Quello che è certo è che la situazione deve migliorare. Se avverrà con il contributo di più o meno investitori stranieri non so dirlo».

C’era un tempo in cui Cuba era terra di immigrati. Armeni, come racconta il film Il padre di Akin, o ebrei, nonostante il rifiuto alla Saint Louis.
«A differenza degli altri Paesi dell’America Latina qui gli indios si sono estinti subito e l’isola si è “riempita” di europei e africani. Anche se non come negli Usa, c’era però una forte barriera razziale: non avevano la stessa accoglienza un haitiano e un europeo. Gli ebrei, come tutti gli bianchi, furono ben accolti. Anche per questo quello che successe nel 1939 fu una bomba. La cicatrice, dolorosa, è ancora impressa nella nostra storia».

Come mai pubblica la prima edizione dei suoi romanzi con editori spagnoli e non cubani?
«Perché Cuba non importa libri e il prezzo sarebbe troppo alto. Il mio libro costa 22 euro: qui è lo stipendio di un mese».

Quindi non per essere più libero? Com’è la situazione oggi per gli intellettuali cubani?
«Credo che gli scrittori, ovunque nel mondo, facciano ciò che possono a seconda del contesto sociale. Non sono solo le ragioni politiche, ma anche quelle economiche e sociali a indurci, tutti, a fare attenzione».

Nessuno scrittore è libero?
«Ci sono luoghi in cui si è più liberi e altri in cui lo si è meno, ma mai totalmente. A Cuba c’è molta più libertà che negli Anni 80, altrimenti non avrei potuto pubblicare L’uomo che amava i cani o Eretici. Certo, ci sono persone e case editrici a cui non piace ciò che penso, ma posso scriverlo e continuare a vivere qui. Sicuramente abbiamo ancora strada da fare: oggi se dici qualcosa di non ortodosso sei considerato un nemico. Ma la situazione è molto migliorata. Cuba si sta aprendo al mondo».
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Re: Padura “Vedo la nuova Cuba ancora eretica ma più ricca”

Messaggioda zulemox » 04/05/2015, 21:03

Non mi hai mai convinto del tutto...
Gutierrez mi sembra più autentico
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Re: Padura “Vedo la nuova Cuba ancora eretica ma più ricca”

Messaggioda ciudadhabana » 05/05/2015, 12:53

Ve lo ricordate quel film che tratta di un grupppo di ebrei a Cuba?
La nave dei dannati... con una Faye Dunaway da perdere la testa...
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Re: Padura “Vedo la nuova Cuba ancora eretica ma più ricca”

Messaggioda carlo » 05/05/2015, 21:32

zulemox ha scritto:Non mi hai mai convinto del tutto...
Gutierrez mi sembra più autentico


A me invece piace molto,anche perche ho avuto la possibilita' di conoscerlo di persona e di poter conversare un po' con lui...
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Re: Padura “Vedo la nuova Cuba ancora eretica ma più ricca”

Messaggioda ciudadhabana » 06/05/2015, 8:26

zulemox ha scritto:Non mi hai mai convinto del tutto...
Gutierrez mi sembra più autentico

E' esattamente così, anche secondo me.
La Habana "maledetta" di Gutierrez non è romanzata ma è quella tragica che ciascuno di noi, se vuole, può conoscere...
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Re: Padura “Vedo la nuova Cuba ancora eretica ma più ricca”

Messaggioda carlo » 09/03/2018, 20:34

Leonardo Padura refiere criterios sobre las relaciones entre Cuba y EEUU

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Leonardo Padura, reconocido escritor cubano dijo este jueves que el acercamiento desde 2014 entre los gobiernos de Estados Unidos y Cuba sólo ha traído malas consecuencia a la gente humilde de su país, según indica el portal Diario de Cuba.

Durante una rueda de prensa dedicada a su última novela, La transparencia del tiempo, el autor de 62 años disertó sobre la obra y acerca del acto de escribir, pero estuvo abierto a responder todo tipo de preguntas y una de ellas fue sobre las relaciones entre su país y Estados Unidos.

“Ahora mismo hay en una calle de La Habana unos mil cubanos frente al consulado colombiano a ver si le dan visa para ir a Bogotá y allí gestionar una visita a Estados Unidos. ¿Qué quiere decir esto? Que el cambio de política no afectó al Gobierno cubano, sino ha jodido a los cubanos de a pie, como generalmente suele suceder en México, en Cuba y en casi todas partes”, dijo.

Al referirse a la decisión de las autoridades de EEUU y Cuba de iniciar un proceso para restablecer sus relaciones, Padura recordó que el anuncio se hizo el 17 de diciembre de 2014, cuando los cubanos rinden culto a San Lázaro, un santo milagroso según la tradición popular.

“(Mi madre) Me dijo que se trataba de un milagro de San Lázaro porque no creíamos que fuera posible”, señaló.

Al ahondar sobre las conversaciones diplomáticas intergubernamentales, Padura opinó que a partir de ellas comenzó una historia diferente en Isla, visible en el resto del mundo.

“Hubo muchos periódicos que lo calificaron como el acontecimiento del año. Estamos hablando de un paisito en relación con Estados Unidos, en una época de fundamentalismos, terrorismos y golpes de Estado, algo sorprendente”, abundó.

Según el premio Princesa de Asturias de Letras 2015, la lógica de la negociaciones hizo pensar a los cubanos que primero habría un debilitamiento del embargo económico, incluso una desaparición, pero el entonces presidente de EEUU, Barack Obama, invirtió los papeles y restableció relaciones para ver después si llegaba a lo otro.

“Eso le iba a tocar a Hillary Clinton, pero… llegó (a la Casa Blanca Donald) Trump”, explicó.

Padura es un ingenioso de las letras cubanas que a lo largo de su obra ha sabido evidenciar cada contexto de esa nación, de forma crítica, reflexiva y a veces hasta irónica.
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