Report agosto 2017 – PARTE DECIMA

Di tutto un po' su Cuba

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Report agosto 2017 – PARTE DECIMA

Messaggioda Claudio » 12/10/2017, 11:47

Tutto è bene quel che finisce bene.


E’ strano: invece di essere contento che tutto sia finito nel migliore dei modi, rimango un po’ deluso per come è andata: pensavo, e temevo, che avrei vissuto il brivido di trovarmi a tu per tu con un pericoloso gangster, nel suo covo, e invece mi sono ritrovato in un magazzino più o meno legale a cazzeggiare piacevolmente con una persona che con me si è mostrata simpatica, cordiale, che ha condiviso con me l’ultima goccia del suo preziosissimo ron. Era apparsa tutt’altro che pericolosa e mi chiamava addirittura amico. In effetti, visti dall’esterno, potevamo passare per due amiconi. Certo, per un istante però era venuto fuori il piccolo boss di quartiere che non esitava a ricorrere a metodi da gangster, intimidazioni, pesanti minacce e chissà cos’altro. Nessuno è sempre totalmente cattivo o totalmente buono. Insomma, parafrasando un aforisma di Ennio Flaiano, la situazione era stata grave, ma non seria.

Tra parentesi: lo sgarro c’era stato e chiunque al posto del mio ospite si sarebbe incavolato di brutto. Magari non tutti si sarebbero lanciati in minacce di sanzioni fisiche gravissime, estese ai familiari del colpevole.

Dunque, continuando il rapporto, trovo le mie amiche sedute ad un tavolino del bar dove le avevo lasciate. Si tengono per mano e sono visibilmente in ansia. Quando mi vedono arrivare, si alzano di scatto facendo una gran rumorata con le sedie metalliche e corrono ab abbracciarmi, tutte e due insieme, attirando l’attenzione del barista e dei pochi clienti, tutti piuttosto anziani.
Tutto a posto, mi affretto a rassicurarle. Mi guardano quasi incredule. Allora ripeto: è tutto finito. Non dovete preoccuparvi più di niente, dico rivolto a D. Questa volta è lei che mi abbraccia e così abbracciata comincia a piangere di nuovo, rumorosamente. … Quasi quasi mi stavo preoccupando, era da stanotte che non piangeva …

Barista e clienti, pochi, ci guardano sempre più incuriositi e, senza pensarci, dico anche a loro la stessa farfanteria che avevo raccontato ieri sera all’impicciona alla Cocina de Lilliam: le ho chiesto di sposarmi e si è commossa. Scoppia un applauso e si alzano per complimentarsi. D sta al gioco e addirittura risponde all’abbraccio di ciascun cliente. Vabbè, annuncio, da bere per tutti. Beviamo tutti insieme, schivando le domande di curiosità dei compagni di bevuta. Salutiamo e usciamo dal bar, accompagnati dal saluto e dagli auguri di tutti i presenti.

Ora che siamo soli, vogliono sapere come è andata esattamente. Glielo racconto fedelmente, anche nei particolari, resistendo alla tentazione di arricchire il mio personaggio con particolari da eroe. Di tanto in tanto mi viene da ridere, mentre loro, che non hanno ancora smaltito l’ansia, non colgono gli aspetti comici e restano serie.

D telefona alla madre, sempre piangendo, incurante dei passanti che la guardano. Dalla sua espressione, riso frammisto a pianto, intuisco le emozioni che sono passate lungo la linea telefonica. Finalmente sembra serena, anche se continua a piangere. Pure M è emozionata ed ha gli occhi lucidi. Sembrano tutti contenti: D, la sua famiglia ed M. Anch’io sono contento di me. Tutto questo, in fondo, non ha avuto un prezzo esorbitante.

Andiamo a pranzo, propongo, anche per cambiare discorso e interrompere quell’atmosfera di forte emozione. Per la tensione mi è venuta fame. M declina l’invito: ha dovuto interrompere il lavoro e deve rientrare prima possibile. Andiamo al Vistamar che, oggi, lunedì (giorno disgraziato per mangiare fuori, dovunque), è uno dei pochi ristoranti di mia conoscenza aperti. Chiamo, mi faccio riconoscere e ottengo un tavolo sulla terrazza. D non c’era mai stata e ne resta impressionata. Finalmente appare serena, sorridente, con una bella parlantina. E mangia pure molto volentieri. Mangerà anche metà del mio dolce.

Poiché sempre masculo sogno, non posso non apprezzare la splendida donna che ho di fronte. Con un espediente plausibile (così mi puoi chiamare se hai bisogno di qualcosa) le do il mio numero di telefono. Chiamami quando vuoi, le raccomando. E con noncuranza butto lì: perché non mi dai un tuo recapito telefonico?, così quando ritorno all’Avana ti chiamo per salutarti. Non credo che sarò io a fare delle avances, né ora, né in seguito: non vorrei con questo rovinare la reputazione acquisita “a caro prezzo” e che pensasse che le stavo presentando il conto dopo che avevo fatto lo splendido rinunciando ad ogni ricompensa. Però … hai visto mai …. In fondo ha un debito di riconoscenza nei miei confronti e anch’io non sono da buttare via. E se è lei che prende l’iniziativa, la coscienza è a posto. Da parte mia, al massimo la chiamerò di tanto in tanto per farmi ricordare.

Benché ora sia allegra e partecipe ai discorsi che facciamo, appare stanca per la tensione accumulata. Il viso denuncia il pianto prolungato e la forte emozione vissuta. Così la accompagno in taxi fin sotto casa. Insiste perché salga per farmi ringraziare da mamma e fratello. Non ce n’è bisogno, rispondo fermamente. Queste situazioni mi imbarazzano e le evito. Chiamami quando vuoi, le ripeto. Mi abbraccia a lungo, ancora seduti nel taxi, e tra le lacrime (n’ata vota!) non smette più di ripetermi grazie, grazie. E finalmente scende dal taxi.

Di D vi ho detto solo che bellissima e che ha venticinque anni. Aggiungo che fa l’insegnante e vive con il fratello birbone, un altro fratello tredicenne e la madre, la quale lavora come commessa nello stesso negozio in cui lavora M.

Solo ora, mentre torno a casa, finita tutta questa sarabanda, anche se finita bene, mi rendo conto, con un brivido, quanto sia stato avventato. L’avventura si è poi dimostrata tutta da ridere, ma in partenza non lo sapevo. Poteva essere molto pericolosa ed il mio interlocutore invece di rivelarsi per quello che poi si è rivelato, avrebbe potuto tranquillamente comportarsi in modo molto meno amichevole. Beh, un po’ criminale lo era e le minacce esplicite alla famiglia di D ne erano la dimostrazione. Eppoi non penso che un business come quello, al limite o forse fuori dalla legalità, possa essere condotto senza adottare … comportamenti adeguati.

Mi riprometto di non cacciarmi più in tali impicci, … almeno fino a quando non ci sarà un’altra fanciulla da salvare.

La fine dell’avventura e delle emozioni forti che avevo condiviso con D ed M, mi hanno provocato un calo di tensione, con conseguente senso di prostrazione fisica e mentale.
Tuttavia la consapevolezza di avere compiuto un’opera buona mi rende contento di me. Mi sento in pace con me stesso e col mondo. Persino le strade sgarrupate piene di pozzanghere, l’incuria che regna dovunque ed il taxi maleodorante e con la tappezzeria sfondata che mi sta portando a casa mi sembrano meno sgradevoli.
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Re: Report agosto 2017 – PARTE DECIMA

Messaggioda nino » 12/10/2017, 17:58

Hai considerato l'ipotesi che il vero "furfante" sia il fratello e che semplicemente si sia fregato della roba?
a cuba non è come qui da noi.........la giustizia è molto più sbrigativa.......magari funziona anche meglio visto che qua imperversano i furbi...... ::fuma
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Re: Report agosto 2017 – PARTE DECIMA

Messaggioda Claudio » 12/10/2017, 18:02

nino ha scritto:Hai considerato l'ipotesi che il vero "furfante" sia il fratello e che semplicemente si sia fregato della roba?
a cuba non è come qui da noi.........la giustizia è molto più sbrigativa.......magari funziona anche meglio visto che qua imperversano i furbi...... ::fuma



Come scrivo nel secondo capoverso di questo post: lo sgarro c’era stato e chiunque al posto del mio ospite si sarebbe incavolato di brutto.
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Re: Report agosto 2017 – PARTE DECIMA

Messaggioda nino » 12/10/2017, 18:21

Ma si Claudio......di riflesso intendevo dire che magari quel tipo non era uno della mala....ma voleva i suoi soldi...
e considera anche che i cubani sono assai melodrammatici, non sono proprio abituati a risolvere problemi di lavoro o economici come noi,...... tutto li ciao
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Re: Report agosto 2017 – PARTE DECIMA

Messaggioda Claudio » 12/10/2017, 19:08

nino ha scritto:Ma si Claudio......di riflesso intendevo dire che magari quel tipo non era uno della mala....ma voleva i suoi soldi...
e considera anche che i cubani sono assai melodrammatici, non sono proprio abituati a risolvere problemi di lavoro o economici come noi,...... tutto li ciao



Capisco. E’ molto probabile che la persona in questione non sia uno della mala, nel senso che non appartiene ad una malavita organizzata. Però è uno che risolve i problemi di lavoro ed economici con metodi molto spicci. Almeno così minaccia di fare. E così ha minacciato in mia presenza.

Poi ribadisco che con me si è dimostrata tutt’altra persona: simpatica, cordiale, un “amicone”. Magari accoglierò il suo invito di andarlo a trovare la prossima volta … è sempre utile avere un amico così all’Avana …
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Re: Report agosto 2017 – PARTE DECIMA

Messaggioda estefano » 13/10/2017, 12:26

Mah, secondo me della "mala" sanno ancora poco se non quello che hanno visto nei film, sono ancora abbastanza "vergini" da questo punto di vista, chiaro è che non durerà ancora per molto, se già ci sono i personaggi, le minacce, i furti (endemici a Cuba), dove non arriva la polizia arriveranno loro.

Prova a pensare se fossi stato a Rio, non avresti ne sganciato i soldi ne tantomeno andato dal magnaccia di turno, pena lasciarci la vita.

Anche questa è CUba.....per ora

In ogni caso hai fatto bene ad andare tu, di sicuro se mandavi la ragazza oltre i soldi il tipo avrebbe preteso ciò che tu hai elegantemente rifiutato.
Awo ni orunmila
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Re: Report agosto 2017 – PARTE DECIMA

Messaggioda nino » 13/10/2017, 17:54

Io avrei mandato il fratello ....cosi avrebbe preso 4 ceffoni che probabilmente si merita :smt040
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