Tutto su: Yoani Sánchez

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Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda CELESTE HENRY » 05/06/2013, 12:01

YOANI SANCHEZ " UNA FASE DELLA MIA VITA STA FINENDO, E UN' ALTRA STA EMERGENDO.
HO SENTITO TANTA SOLIDARIETA' NEI MIEI CONFRONTI. ORA HO IL DOVERE DI RACCONTARE AI MIEI COMPATRIOTI"


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( maggio 2013 - foto da cuba: un poliziotto copre con un cartone la scritta sul muro " abasso Fidel ".......)


" L' atterraggio all' aereoporto di Josè Martì......le luci grigie delle sale di accoglienza, le divise dei tasnti militari, la mia famiglia ad attendermi, l' abbraccio più caro........quello di mio figlio".

" Poi, Cuba con il suo ritmo unico. Mettersi al corrente con le storie, gli eventi nel quartiere.......la mia città, la mia Nazione".

" Sono tornata, con tanta energia per intraprendere nuovi progetti. Una fase della mia vita sta finendo e un' altra sta emergendo. Ho sentito tanta solidarietà nei miei confronti. Ora ho il dovere di raccontare ai miei vcompatrioti che non siamo soli".

" Da questo viaggio ho portato con me tanti ricordi: Il mare di Lima.....il Tempio dei Maya a Città del Messico.....le spiagge di Rio De Janeiro......la maestosità del Museo del Prado a Madrid.......il gigantesco graffito che ora copre quel muro che aveva diviso le due Germanie.......L' AFFETTO DI TANTI AMICI IN ITALIA.........".

" Sono tornata, ma non sono più la stessa persona. QUALCOSA DI OGNI LUOGO CHE HO VISITATO E' RIMASTA CON ME, gli abbracci, le parole di incoraggiamento che ho ricevuto sono qui oggi con me".

Vi ricordate......." lasciamo sempre qualcosa di noi quando siamo andati via da un luogo......E' come se rimanessimo lì, anche se ce ne siamo andati via......perchè rimane lì una parte della nostra anima.......( vedi mio post Cuba - Medjugorje )

CELESTE HENRY
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Cuba, una lacrima bagnata dal mare celeste e asciugata dalle bianche spiagge e dalla forza di chi crede ancora nell' amore e nel futuro.......
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Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda Mauricio » 10/06/2013, 13:00

Il ritorno


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03/06/2013

di YOANI SANCHEZ

La valigia appoggiata in un angolo, i piccoli regali che hanno viaggiato al suo interno adesso sono nelle mani di amici e parenti. Gli aneddoti, invece, verranno fuori con il tempo, perché sono così tanti che potrei passare il resto della vita ricordando singoli eventi. Sono già di ritorno. Appena arrivata ho avvertito subito la peculiarità di una Cuba che in tre mesi di assenza non è cambiata molto. Il gran numero di uniformi è la prima cosa che mi è saltata agli occhi: militari, doganieri, poliziotti… perché si vedono tanti uomini in divisa non appena atterriamo all’Aeroporto José Martí? Perché abbiamo l’impressione che ci siano pochi civili e molti soldati? Superate le luci opache dei saloni, sono stata accolta dalla domanda poco amabile di una presunta dottoressa che voleva sapere se fossi stata in Africa. Da dove vieni, figlia mia? Mi ha guardato storto, vedendo il passaporto azzurro con lo scudo della repubblica in copertina.

Fuori, ero attesa da colleghi e familiari. L’abbraccio di mio figlio, il più atteso. Ho cercato subito di recuperare il mio spazio, immergendomi nel tempo singolare della nostra vita. Dovevo mettermi al corrente di storie ed eventi accaduti nel quartiere, ma anche nella città e nel Paese. Sono già di ritorno. Con una carica di energia che i problemi quotidiani potranno ridurre ma non mi toglieranno mai la forza per intraprendere nuovi progetti. Una tappa della mia vita finisce e un’altra sta per cominciare. Ho visto la solidarietà, l’ho toccata con mano e adesso ho il dovere di raccontare ai compatrioti dell’Isola che non siamo soli. Ho portato con me tanti bei ricordi: il mare di Lima, il Tempio Maggiore in Messico, la Torre della Libertà a Miami, la bellezza di Rio De Janeiro, l’affetto di tanti amici in Italia, Madrid con il Museo del Prado e la Fontana di Cibele, Amsterdam in mezzo ai canali, Stoccolma e i cyber attivisti di tutto il mondo che ho conosciuto, Berlino e i graffiti che coprono quel che resta del Muro che divise la Germania, Oslo immersa nel verde, New York che non dorme mai, Ginevra con i diplomatici e la sede ONU, Danzica intrisa di storia recente e la bellezza unica di Praga. Tutti luoghi che ho portato con me all’Avana, tra luci e ombre, problemi insoluti, momenti di svago e sorrisi. Sono già di ritorno e non sono la stessa persona. Qualcosa dei luoghi dove sono stata mi è rimasto dentro, anche gli abbracci e le parole di incoraggiamento oggi sono qui, insieme a me.

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Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda Mauricio » 10/06/2013, 13:03

Liberi all’Avana, Gandalf ed Elton John

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06/06/2013

di YOANI SANCHEZ

Londra è arrivata all’Avana. Nel corso della settimana della cultura britannica che si celebra nel nostro paese a partire dal primo giugno, persino il clima è entrato in sintonia con quello dell’altra Isola. Cielo grigio, pioggerellina persistente, nebbia all’alba. Manca soltanto la sagoma di Sherlock Holmes che si aggira per un crocevia o un mago intento a bussare con il bastone sul legno della nostra porta. Sono giorni di buona musica, ma è possibile anche apprezzare nelle sale cinematografiche un’insolita programmazione. Da martedì scorso è cominciata una mostra di cinema che comprende il documentario Cercando Sugar Man - vincitore del Premio Oscar 2013 - oltre al film biografico Marley sulla vita del famoso cantante e compositore di reggae. La selezione di disegni animati per bambini e adolescenti, probabilmente attirerà un buon pubblico visto il periodo di vacanze scolastiche.
Ho gustato parte della programmazione non solo per me stessa, ma anche per molti altri. Ho pensato soprattutto a quei giovani cubani che trenta o quarant’anni fa ascoltavano di nascosto un quartetto inglese, che adesso i media ufficiali diffondono ovunque. I colori sgargianti e il disegno del poster di questa “Settimana Britannica” mi hanno fatto venire a mente l’iconografia del cappellaio di Alice nel Paese delle Meraviglie e anche i simpatici avventurieri del Sottomarino Giallo. Alcuni di noi abbiamo inteso il festival come un omaggio ai fan dei Beatles che un tempo venivano così criticati. La cosa migliore di queste giornate è senza dubbio una piccola finestra aperta che porta a Cuba una ventata d’aria fresca. Il vero regalo è rendersi conto che la cultura può far sembrare l’Atlantico più stretto, gli anni passati più corti, il tempo perduto recuperabile.

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Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda Mauricio » 10/06/2013, 13:04

Esami d’ammissione: una valutazione dell’istruzione a Cuba

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07/06/2013

di YOANI SANCHEZ


Non sono più vestiti con le uniformi azzurre e alcuni maschi mostrano persino una chioma ribelle. Quei capelli che nessun professore obbligherà a tagliare - almeno durante le prossime settimane - e che finalmente cadranno davanti alle forbici del Servizio Militare Obbligatorio. Sembrano ancora degli studenti, ma presto molti di loro si troveranno a marciare in un plotone con un fucile in spalla. Sono i giovani che proprio in questi giorni terminano la loro vita scolastica nei diversi licei di Cuba. Gli esami d’ammissione all’Università sono ormai alle spalle e questa settimana sono stati resi noti i nomi di coloro che si sono guadagnati un posto nell’istruzione superiore.
Fuori dalle scuole gli elenchi dei promossi e dei respinti parlano da soli. Il liceo José Miguel Pérez - del municipio Plaza de la Revolución - potrebbe essere un buon esempio per spiegare la situazione. Questo centro d’insegnamento ha un ottimo rendimento scolastico se lo paragoniamo agli altri licei della capitale. Situazione in parte favorita dalla composizione economica e professionale del quartiere, che permette a molti genitori di affiancare ai figli i cosiddetti “maestri di sostegno” in orario extrascolastico. Nonostante queste caratteristiche, in quel liceo le statistiche di fine corso sono piuttosto allarmanti.
Infatti, 233 studenti hanno ultimato il dodicesimo grado ma soltanto 222 si sono presentati agli esami di ammissione e tra questi solo 162 sono riusciti a superare tutte le prove. Il resto dovrà presentarsi in una seconda sessione oppure accettare l’esito negativo. Il maggior numero di voti bassi è stato in Matematica, materia che ha visto solo 51 alunni ottenere giudizi tra i 90 e i 100 punti. Tra le facoltà preferite spesso venivano indicate agli ultimi posti le discipline pedagogiche. “Per avere la certezza di una qualsiasi occupazione, dopo aver superato gli esami con poco profitto”, confermavano - con poco pudore - quei potenziali maestri del domani.

Statistiche del liceo José Miguel Pérez
Principio e fine (?) di un errore
I giovani che quest’anno finiscono le scuole superiori sono il prodotto degli esperimenti educativi venuti fuori dalla cosiddetta Battaglia delle Idee. Oggi hanno tra i 17 e i 18 anni e hanno cominciato la secondaria inferiore quando stava prendendo forza il programma dei Maestri Emergenti. Sono stati educati in aule dove il televisore e la macchina riproduttrice di video erano protagonisti, in mancanza di professori sufficientemente preparati. Nei momenti più difficili sono arrivati a seguire il 60% dei corsi con l’ausilio di uno schermo. Inoltre hanno raggiunto la pubertà in pieno indottrinamento ideologico, che negli ultimi cinquant’anni è sempre andato di pari passo con l’istruzione, ma che ha toccato il culmine subito dopo il caso del bambino Elián González. Alla fine degli anni Novanta, Fidel Castro approfittò di quel fatto per imprimere un giro di vite al discorso politico in tutti i campi della vita sociale.
Coloro che si sono diplomati terminando il dodicesimo grado da alcune settimane, costituiscono la prima informata che non ha dovuto frequentare i collegi di scuola - lavoro nei licei di campagna. Una bella notizia per i giovani ma soprattutto per i genitori. Questo cambiamento ha portato alcune modifiche didattiche che hanno obbligato a rinnovare piani di studio, libri e quaderni. I maestri che provenivano dai cosiddetti collegi hanno dovuto adattarsi alle nuove condizioni. Nonostante le difficoltà del vecchio regime di internamento, queste scuole in campagna costituivano per il personale docente luoghi di contatto diretto con i contadini che vendevano o scambiavano prodotti agricoli. Tra i pochi incentivi per lavorare in un posto simile, c’era quello di potersi portare in città un po’ di banane, patate dolci, carne di maiale e frutta a un prezzo molto più economico rispetto ai mercati dell’Avana. La perdita di quel piccolo privilegio ha convinto alcuni maestri a rinunciare alla carriera didattica.

Memorizzare o mettere in discussione?
Le numerose ore perdute nelle aule per mancanza di assistenza da parte dei professori, è un altro dei segni distintivi dei recenti diplomati. Bisogna aggiungere, la diminuzione di importanza del carattere sperimentale nell’insegnamento delle scienze, visto il degrado o l’assenza dei laboratori di chimica, fisica e biologia. Molti licei hanno praticamente cancellato gli esperimenti con sostanze chimiche, per mancanza di materie prime e per il timore che gli studenti potessero sperperarle. I corsi di educazione fisica, informatica e inglese sono stati i grandi sconfitti dall’esodo di maestri verso altri settori lavorativi. L’educazione liceale si è focalizzata sull’apprendimento mnemonico di date, nomi, eventi, senza far progredire lo spirito critico, la capacità di comprendere e di mettere in discussione certezze. I diplomati possono mandare a memoria anni e giorni importanti della storia patria, ma non sono in grado di formarsi un’opinione personale sugli eventi.
La qualità della scrittura, la buona ortografia e l’uso corretto dello spagnolo rappresentano altri insuccessi didattici. Il prossimo settembre entreranno nelle aule universitarie studenti con serie mancanze in quei tre aspetti. Ma questo non significa che si troveranno davanti pretese eccessive o un programma di studi che non saranno in grado di portare a termine. Varcano i cancelli di un’Università molto lontana dalla qualità didattica un tempo presente a Cuba. Nel ranking delle Università Latinoamericane di questo 2013 , La Colina avanera è calata dal cinquantaquattresimo all’ottantunesimo posto, altro segnale che indica quanto sia urgente rivedere completamente il modello educativo. Il livello scolastico dei nuovi diplomati che accedono all’insegnamento superiore, ha reso inevitabile ridurre le pretese.
Giocare con l’alchimia dell’apprendistato, gli esperimenti caratterizzati più dal volontarismo che dall’analisi scientifica, l’eccesso di ideologia nelle discipline, la volontà di promuovere mentalità docili e incapaci di discutere, il poco accesso da parte degli studenti alla bibliografia aggiornata (leggi Internet) e la frode scolastica come pratica che fiorisce dove manca l’etica, stanno minando uno dei grandi pilastri dell’identità nazionale. Stiamo distruggendo una delle nostre eccellenze, composta da conoscenza, scuola e insegnamento. Ma non si può risolvere un problema se non confessiamo che esiste. Per questo motivo, fino a quando si parlerà in tono trionfalistico dell’educazione cubana, questa continuerà a sprofondare nella mediocrità, nel degrado materiale e pedagogico.

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Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda Mauricio » 10/06/2013, 13:06

Vent’anni dopo: dal dollaro a Internet

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06/06/2013

di YOANI SÁNCHEZ

Nel 1993 Fidel Castro fu messo alle corde dalla crisi economica e accettò la circolazione del dollaro nel territorio cubano. Fino a quel momento, possedere valuta straniera poteva costare diversi anni di carcere. “La moneta del nemico” entrò per restare, anche se anni dopo sarebbe stata rimpiazzata da un surrogato chiamato peso convertibile. Tra gli elementi più interessanti del decreto che metteva in vigore il doppio sistema monetario, si potevano leggere i motivi della sua ammissione. Nella Gazzetta Ufficiale si riconosceva: “questa misura contribuisce positivamente a diminuire il numero dei fatti sanzionabili, semplificando il compito della polizia e dei tribunali”. In pratica, per ridurre il lavoro a poliziotti e giudici si consentiva il possesso dei dollari. La data prescelta per l’entrata in vigore della nuova normativa era il 13 agosto, giorno del compleanno del Leader Maximo.

Sono passati vent’anni da quel momento e ancora la società cubana continua a vivere in piena schizofrenia monetaria. Fidel Castro non occupa più la carica di presidente, ma sembra che anche al fratello piaccia far coincidere i cambiamenti legali con il calendario familiare. Il 3 giugno ha festeggiato i suoi 82 anni di vita e al tempo stesso ha posto fine a una strategia di controllo eccessivo sull’accesso a Internet. Poche ore dopo la fine di quella fatidica giornata hanno aperto i battenti le 118 sale di navigazione dotate di connessione pubblica al web. Un regalo di compleanno piuttosto amaro per il Generale che aveva cercato di ritardare con ogni mezzo l’accesso dei cubani a Internet. Molto probabilmente questo piccolo passo verso l’apertura informatica seguirà lo stesso destino della depenalizzazione del dollaro: non si farà marcia indietro.

Dalla mattina di questo martedì hanno cominciato a funzionare i nuovi locali pubblici con servizio Internet e Intranet. Al costo di 4,50 pesos convertibili (CUC), circa 3,50 euro, l’utente può contare su un’ora di acceso al cyberspazio. È possibile optare per una navigazione su Intranet nazionale al prezzo di 0,60 CUC, oppure utilizzare solo la posta elettronica “.cu” (cubana, ndt) al costo orario di 1,50 CUC. Sono state fatte diverse prove e non è stata individuata - per il momento - nessuna pagina censurata per motivi politici. La velocità minima di connessione è di 512 Kbps, la schermata che dà il benvenuto all’utente - non appena si accende il computer - porta il nome di Nauta, anche se i programmi e l’intero funzionamento si basano su Microsoft Windows.

Nella prima giornata di apertura erano accessibili dai nuovi locali di Internet portali come El Nuevo Herald (http://elnuevoherald.com/), siti contenenti notizie tipo Diario de Cuba (http://diariodecuba.com/) e diversi blog critici nei confronti del governo, scritti dall’interno dell’Isola. Il costo elevato del servizio, in un paese dove il salario medio mensile si aggira attorno ai 17 euro, sembra il limite fondamentale. Tutto ciò contraddice il viceministro delle comunicazioni che recentemente aveva dichiarato: “Nel nostro paese non sarà il mercato a regolare l’accesso alle conoscenze”. Ora come ora, chi possiede la moneta forte - autorizzata a circolare dal vecchio presidente - potrà frequentare reti sociali, siti con offerte di lavoro e borse di studio, sfruttando tutte le possibili occasioni per tentare di emigrare.

Curiosamente entrambe le misure: la depenalizzazione del dollaro e questa timida apertura a Internet, sono state frutto più della pressione che del desiderio di apertura da parte del governo. Consentire che i cubani potessero possedere moneta convertibile, fu una decisione presa di fronte all’evidenza che nel mercato informale i cosiddetti “biglietti verdi” circolavano con sempre maggior forza alla fine degli anni Ottanta e all’inizio dei Novanta. Identica situazione si verifica adesso con l’informazione che proviene dalla grande ragnatela mondiale. Le connessioni pirata al web da una parte e il progresso delle reti clandestine di distribuzione di audiovisivi dall’altro, confermano quanto sia inutile cercare di recintare il campo dei kilobytes.

I primi utenti che questa mattina hanno provato le sale di navigazione si sono sorpresi di fronte alla velocità di connessione ma hanno criticato i costi eccessivi del servizio. Diversi giornalisti ufficiali si aggiravano intorno ai tavoli di un locale centrale del quartiere Vedado cercando di catturare l’istantanea degli avaneri mentre si gettavano in massa sulle tastiere. Non è accaduto, certo. Si sono visti pochi e cauti clienti intenti a verificare i limiti del nuovo servizio. Ogni utente doveva esibire il documento d’identità e firmare un contratto prima di sedere davanti allo schermo del computer. L’atto privato precisa che il servizio non deve essere usato per “azioni che possano considerasi (…) dannose o pregiudizievoli per la sicurezza pubblica”. Una spada di Damocle che potrebbe essere interpretata anche secondo considerazioni politiche e ideologiche.
Di compleanno in compleanno, così vanno i cambiamenti a Cuba. Vent’anni fa toccò al dollaro… oggi a Internet.

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Playa Siboney: la punta del cavo di fibra ottica

Messaggioda Mauricio » 18/06/2013, 21:22

Playa Siboney: la punta del cavo di fibra ottica

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di YOANI SANCHEZ

Gli abitanti della zona di Playa Siboney hanno buoni motivi per essere tristi e parecchio infastiditi. L’uragano Sandy ha divelto buona parte delle infrastrutture costiere, distrutto case, scagliato rocce enormi sul lungomare e danneggiato seriamente la vegetazione della regione. Oltre otto mesi dopo un’alba infernale durante la quale si è abbattuto un grave fenomeno meteorologico, lo Stato ha fatto davvero poco per ricostruire la zona. Alcuni abitanti hanno rimesso in sesto parte dei muri che circondavano le loro abitazioni distrutti dai forti venti. Anche se è vero che si vedono ovunque macchine operatrici e camion che caricano pietre e terra, il loro obiettivo non è quello di rimettere di nuovo in piedi il paese distrutto. In realtà si trovano lì soltanto per il cavo di fibra ottica che collega quella regione con il Venezuela.

Diversi padroni di ristoranti privati e case da affittare, si lamentano della diminuzione del turismo internazionale dopo la catastrofe di Sandy. “Gli stranieri arrivano con l’idea di restare una settimana o anche un periodo maggiore, ma quando vedono le condizioni in cui versa la regione se ne vanno dopo due giorni… sempre che resistano così tanto”. La bellezza naturale del paesaggio rende più drammatica la sua situazione attuale. Davanti a un mare così azzurro da sembrare una cartolina illustrata, molte persone cercano di guadagnarsi la vita nonostante la situazione difficile. “Ma almeno avrete presto Internet, con il cavo così vicino”… provoco qualche abitante, mentre cerco informazioni. La reazione, quando menziono l’impianto, che è costato oltre 70 milioni di dollari, è carica di scetticismo. “Quel cavo viene protetto persino da noi!”, afferma una signora con gli occhi che hanno quasi lo stesso colore di quel Caribe che osserva mentre parla.

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Il luogo in cui toccò terra nel febbraio del 2011 il cosiddetto ALBA-1, non sembra davvero beneficiare dei dati che circolano grazie a lui. Un “sarcofago” di cemento con una pesante chiusura metallica, fa le veci del primo “registro” del cavo che collega anche la vicina Giamaica. Un custode controlla giorno e notte il luogo da cui entrano ed escono tanti kilobytes. L’irriverente uragano dello scorso ottobre ha portato via la protezione che conservava la parte terminale dell’impianto e ha messo allo scoperto il reticolato di fibre e rivestimento. La mattina successiva all’incidente gli abitanti delle zone limitrofe si sono affacciati incuriositi per vedere il “nuovo inquilino” del posto. Sono arrivate subito le squadre incaricate di coprirlo e di realizzare una protezione per farlo scorrere sicuro. Per alcune settimane il lavoro è stato realizzato da una squadra dell’impresa di Telecomunicazioni la ETECSA, mentre adesso è nelle mani del Ministerro delle Forze Armate (MINFAR).

Siccome la speranza è l’ultima cosa che si perde, come ricordano gli anziani del posto, gli abitanti di Siboney sperano ancora nel miracolo della ricostruzione e della connessione. “Questo potrebbe essere il paese con maggior accesso a Internet di tutta Cuba”, dice un giovane che pesca tra gli scogli. Ma non riesco a rendermi conto se lo dice scherzando o sul serio, perché il sole inclemente gli disegna una strana smorfia sul volto. Di sicuro quello stesso sito ancora disastrato, diventerebbe una zona più prospera e con maggiori opportunità se potesse contare sull’accesso al web. I negozi privati attirerebbero più visitatori grazie ad annunci pubblicati sul ciberspazio, giungerebbero maggiori informazioni sugli eventuali prossimi fenomeni meteorologici e potrebbero persino organizzare una campagna di crowdfunding per ricostruire le zone vicine alla spiaggia. Ma questo significa sognare troppo, mi assicura un vecchietto che mastica un sigaro spento e porta un berretto verde oliva ben calcato fino agli orecchi.

Lontani dalla spiaggia… vicini a Internet
Nella città di Santiago di Cuba, a meno di una ventina di chilometri dal luogo in cui il cavo di fibra ottica tocca terra, esiste uno dei nuovi Internet Point. Un ufficio climatizzato, dotato di quattro computer e gestito da un’impiegata molto attenta a ciò che fa ogni cliente seduto davanti allo schermo. I prezzi sono stratosferici (4,50 CUC per un’ora), pertanto non ci sono code per entrare. Per me è il momento migliore per fare qualche prova di connessione e per verificare quali siano i siti consentiti e non consentiti.
Tra i siti censurati durante il mio collegamento trovo Cubaencuentro, Cubanet e Revolico . Forse anche altri portali e pagine sono oscurate, per questo chiedo ai frequentatori del blog di aiutarmi a ricostruire la geografia del web proibito.

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Come buona notizia, si leggono senza difficoltà Café Fuerte, Penultimos Días , Diario de Cuba e El País, oltre ai siti di Amnesty International e Reporteros sin Fronteras .

Un test di velocità della nuova connessione, fornisce come risultato i dati che si possono leggere nella seguente immagine:

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Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda Mauricio » 18/06/2013, 21:36

Android e l’ingegno dei furbi

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di YOANI SANCHEZ

Si sono laureati all’Università di Scienze informatiche o in altre facoltà di ingegneria, ma si guadagnano la vita in maniera indipendente. Sono i nuovi creatori di applicazioni per Android che proliferano a Cuba. Le loro tastiere hanno ideato una popolare “app” dotata di un database filtrato dalla compagnia telefonica e chiamata - in maniera molto azzeccata - ETECSA-Droyd. Basta installarla nel telefono mobile e si potrà conoscere nome, indirizzo e persino data di nascita della persona che chiama. Nessuno scappa al controllo. Sono a portata di mano i dati di un ministro, di un funzionario defenestrato e persino dei figli del Generale Presidente. Meraviglie della clandestinità, in un paese in cui il proibito si confonde ogni volta di più con quel che desideriamo e con le cose possibili.

Tra questi giovani nativi digitali, i migliori programmatori hanno già firmato contratti con imprese di altri paesi. Lavorano dalle loro abitazioni dell’Avana, Camagüey o di altre province, ma il prodotto finale è diretto verso Tokio o Parigi. Certo, sono solo i casi più fortunati. La maggioranza di questi programmatori, prima di ottenere l’agognato impiego a distanza, dovrà fare una lunga gavetta a base di installazioni di nuove funzionalità su telefoni di clienti nazionali. Se avranno fortuna, un giorno si presenterà un turista che chiederà di riparare il suo iPhone o un Samsung Galaxy. Sarà l’opportunità per dimostrare talento tecnologico e strappare al visitatore straniero un accordo di collaborazione o un invito per andare a lavorare in un altro paese.

Tuttavia, il percorso di questi individui geniali può subire gravi incidenti. Negli ultimi mesi, i tribunali cubani hanno processato diverse persone implicate nel commercio di telefoni mobili e di software per Smartphone. A luglio, è stata arrestata una persona in possesso di un carico di HTC e di navigatori per auto, oltre alla strumentazione per creare nuove versioni di applicazioni, tra queste anche l’illegale ETECSA-Droyd. Adesso è in attesa di giudizio e buona parte dei guadagni realizzati grazie al talento informatico dovrà spenderlo per un avvocato. I reati digitali non sono più soltanto materiale per soggetti di film stranieri. Hackear, attaccare un sito web, sperimentare strumenti che rubano password wi-fi, sono diventati il passatempo di alcuni giovani dotati di talento per codici e linguaggi di programmazione. Le nuove tecnologie sbarcano sul mercato illegale, quella parte della nostra esistenza così rudimentale - quasi medioevale - ma anche così sofisticata e innovatrice.

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Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda Mauricio » 18/06/2013, 21:38

Con i nostri figli, no!

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DI YOANI SANCHEZ

Appena tre settimane mi sono recata a Stoccolma insieme a diversi attivisti cubani, per partecipare al Internet Freedom Forum . Siamo stati molto bene, non solo per le sedute dell’evento tecnologico, ma anche perché abbiamo partecipato a un intenso programma di attività parallele. È stata parecchio interessante la visita all’organizzazione non governativa ECPAT che lotta contro pornografia, prostituzione e traffico di minori. Come di solito accade, la spiegazione di tale attività, ci ha fatto riflettere sull’incidenza di eventi così deprecabili anche nella realtà cubana. La prima cosa che salta all’occhio è l’assenza di una struttura o di una ONG all’interno dell’Isola dedicata in maniera specifica a tale argomento. Almeno secondo quel che sappiamo noi cittadini, anche se è da credere che di fronte all’Esame Periodico Universale in sede ONU, qualche gruppo ufficiale si sia autoproclamato difensore delle vittime dei predatori sessuali.

Se il muro del lungomare avanero potesse parlare… racconterebbe di tutti quei giovani tra i 16 e i 18 anni che offrono il loro corpo ai turisti in cambio di una somma di denaro. Possiamo trovare anche bambini più piccoli nel commercio della carne, ma è proprio in questa frangia di età che la mancanza di protezione giuridica è totale, perché l’illegalità imperante a Cuba li considera adulti. Per questo motivo restano al margine di ogni statistica e del conseguente programma di prevenzione e sostegno offerto da organismi internazionali come l’UNICEF. Nei paesi cubani abbondano casi di adolescenti obbligati sessualmente da patrigni, zii, fratelli maggiori e familiari di ogni tipo. Una ragazza di dodici, tredici, quattordici anni che resta incinta per aver avuto rapporti con un adulto, è considerato un evento ordinario soprattutto nelle zone rurali del paese. Per non parlare delle relazioni carnali tra professori e alunne della scuola media e del liceo, che nella nostra vita sono ormai all’ordine del giorno.

Recentemente il canadese Jaime McTurk è stato condannato a Toronto per aver commesso a Cuba diversi delitti sessuali contro dei bambini. Alcuni di loro avevano compiuto appena tre anni. La storia non è stata pubblicata dai media nazionali, anche se il predatore sessuale è entrato 31 volte nel nostro paese tra il 2009 e il 2012. Non pare credibile che autorità migratorie così abili nel capire se un cubano possa entrare o meno nel suo paese e ufficiali doganali addestrati a individuare un computer portatile o un telefono mobile nel bagaglio, non si siano resi conto che questo signore stava compiendo attività illegali. È molto triste che, nonostante la pedofilia sia uno dei mali che affligge la nostra società, non sia consentito a genitori preoccupati di formare un gruppo di denuncia civica contro i pedofili, oltre a offrire appoggio solidale alle vittime di questi criminali. Tra i tanti temi sociali che sta affrontando l’incipiente società civile cubana, come il dualismo monetario, i bassi salari, la necessità di riforme politiche e di carattere associativo, urge che venga preso in considerazione anche un problema così importante. Con i nostri figli no! dovremo dire con forza a tutti quei violentatori stranieri e nazionali.

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Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda Mauricio » 26/06/2013, 14:49

Alla ricerca della pillola perduta

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di YOANI SANCHEZ

Il pezzo di carta era stato lasciato sotto la porta, ma l’ha trovato solo l’altro giorno. La lista era scritta con uno stile rozzo, un’ortografia che scambiava “r” per “l” e alcune “b” per “v”. Ma è riuscito a comprendere il contenuto. Dieci pastiglie di diazepam costavano 10 pesos e lui doveva prenderne una al giorno, almeno per il prossimo mese. Non poteva fare a meno neppure del paracetamolo, quindi annotò un numero due accanto al nome del medicamento. Questa volta non gli serviva alcol, mentre aveva bisogno della Nistatina in crema. Suo figlio, inquieto per natura, necessitava di ansiolitici, quindi annotò un quantitativo sufficiente per diverse settimane. Era un commerciante fidato, non l’aveva mai truffato, tutte le medicine erano di buona qualità, alcune d’importazione. In alcuni casi aveva comprato da lui confezioni sigillate che recavano la dicitura “proibita la vendita, solo distribuzione gratuita”.

Il commercio di medicinali e altro materiale ospedaliero è in continua crescita. Uno stetoscopio sul mercato illegale costa il salario di due giornate lavorative; per comprare uno spray di Salbutamol per asmatici serve il guadagno di un intero giorno di lavoro. Le farmacie statali sono carenti di prodotti, ma i pazienti e i loro familiari non restano con le braccia incrociate. Un rotolo di cerotto costa circa 10 pesos in moneta nazionale, lo stesso prezzo di un termometro di vetro. Si deve scegliere tra infrangere la legge o continuare a misurare la febbre con la mano sulla fronte. Il pericolo, tuttavia, non consiste solo nella violazione di regole stabilite. In realtà molti clienti si medicano da soli o consumano pillole che nessun dottore ha prescritto. Il venditore clandestino non pretende che venga esibita una ricetta e non è interessato a sapere come il cliente userà pastiglie o sciroppi.

Nonostante le numerose operazioni di polizia contro il contrabbando di medicinali, il fenomeno sembra aumentare invece che ridursi. Nella zona avanera di Puentes Grandes una vecchia cartiera trasformata in deposito di farmaci, è l’emblema delle strategie e delle sconfitte governative sulla prevenzione del commercio illecito. La polizia è incapace di risolvere la situazione, perché la sottrazione di medicinali viene compiuta da magazzinieri, tecnici di farmacia, infermieri, dottori e persino direttori di ospedali. La domanda maggiore riguarda analgesici, antinfiammatori, antidepressivi, siringhe, cotone e creme contro i dolori. Il mercato illegale dei farmaci comporta anche adulterazione e contraffazione. Alcune pillole bianche, pagate trenta volte il loro valore ufficiale, possono risolvere un problema ma anche provocarne altri ben più gravi.

Traduzione di Gordiano Lupi
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Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda Mauricio » 27/06/2013, 15:12

Chi sono coloro che controllano?

Immagine

di YOANI SANCHEZ

Il suo stesso vicino lo controlla. Nessuno glielo ha confermato, non l’ha letto in nessun rapporto e neppure è stato avvertito da amici poliziotti. Solo che non è tonto. Non appena apre l’uscio di casa, una testa bianca si affaccia dalla porta accanto. Ogni cinque o sei volte che entra o esce dalla sua abitazione, almeno in tre casi incontra l’anziano che vive nell’appartamento adiacente, intento a fingere di annaffiare le piante del corridoio. I portafiori debordano di umidità, ma il guardiano improvvisato continua ad aggiungere acqua. Non solo, fa domande, molte domande, sugli argomenti più impensati: “Dove hai comprato queste cose che porti nel sacchetto? È da molto che non viene a farti visita tua suocera, vero?”. Una cosa è certa, possiede la sua spia privata, una cellula di intelligence - composta di un solo membro - focalizzata sulla sua esistenza.

Il vicino informatore ha trascorso da solo il giorno della festa del papà. Nessuno dei suoi figli è venuto a fargli vista per festeggiare insieme a lui. La verità è che nessuno va mai a trovarlo, a parte, alcuni giorni fa, due uomini con i capelli tagliati in stile militare. Perché l’anziano ha fama di essere uno che risulta insopportabile persino alla sua famiglia. È “più solo del rintocco delle una”, dicono di lui gli altri abitanti del disastrato edificio. A metà pomeriggio il controllato ha bussato alla porta del suo controllore per regalargli un pezzo di torta. “Assaggialo, me l’hanno portato le mie figlie”… gli ha detto gustando la soddisfazione di essere un uomo soddisfatto e apprezzato. Un breve sguardo colpevole è comparso negli occhi del ficcanaso. Ma di notte è tornato subito al compito di verificare chi esce e chi entra dalla casa confinante.

Si tratta di una regola non scritta ma molto frequente. Quasi tutte le persone che svolgono il compito di spiare la vita di altri cubani presentano una grande frustrazione nelle loro esistenze personali. Certo, non è che ogni disgraziato diventa un informatore della Sicurezza di Stato, ma il fallimento personale è un brodo primordiale di cui approfittano i reclutatori degli informatori. Sono questi individui a formare una truppa d’assalto disposta a distruggere il prossimo. In ogni quartiere, i più estremisti sono proprio coloro che hanno una vita familiare e affettiva più disastrosa. Non è una regola… chiaro… ma come si ripete!

Al suo vicino, pensionato, frustrato e solitario hanno assegnato il compito di controllarlo. Gli hanno concesso un potere sulla sua vita, un’ascendente che il soggetto sfrutta e assapora ogni giorno. Il potere di distruggere sorrisi, di redigere rapporti che un giorno o l’altro manderanno in galera quell’insopportabile padre e marito felice che vive all’altro lato della parete.

Traduzione di Gordiano Lupi
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