Tutto su: Yoani Sánchez

chismes y mucho mas...

Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda Mauricio » 19/07/2013, 22:49

Missili di zucchero

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di YOANI SANCHEZ

Il Congresso dell’Unione dei Giornalisti di Cuba (UPEC) è stato appena smentito. Sono trascorsi pochi giorni da quella riunione di informatori ufficiali, la realtà si è incaricata di metterli alla prova…e ancora una volta hanno deluso. Ieri, la notizia che erano stati rinvenuti missili insieme ad altro materiale bellico, nelle stive di una nave con bandiera della Corea del Nord, proveniente dall’Avana, occupava le prime pagine di molti giornali internazionali.

A Panama, luogo dove sono state scoperte le armi, lo stesso presidente del paese ha comunicato via Twitter quel che era accaduto. Pur sapendo che di questi tempi è quasi impossibile nascondere a livello internazionale un fatto di tale portata, oggi a Cuba ci siamo risvegliati leggendo una succinta nota del Ministro dei Rapporti con l’Estero. Il comunicato presenta un tono autoritario e spiega che tale armamentario obsoleto - ma funzionante - era stato spedito nella penisola coreana per essere riparato. In ogni caso, non chiarisce i motivi per cui si riteneva opportuno nascondere le armi in un carico di zucchero.

In un momento in cui i periodici insegnano che i governi non possono mantenere il segreto su certi fatti, è quanto meno penoso il ruolo conformista della stampa ufficiale cubana. In Spagna diversi quotidiani hanno messo in crisi il partito di governo pubblicando le dichiarazioni del suo ex tesoriere; negli Stati Uniti il caso Snowden guadagna le copertine e a tempo stesso si chiedono spiegazioni alla Casa Bianca in merito all’invasione della privacy di tanti cittadini. Risulta inconcepibile che questa mattina, il ministro delle Forze Armate di Cuba e il suo omologo degli Esteri non siano stati interpellati dai reporter e che nessuno li abbia obbligati a rendere conto dell’accaduto. Dove sono i giornalisti? Dove sono quei professionisti della notizia e della parola, che devono spingere i governanti a dare spiegazioni, i politici a non ingannare e i militari a non trattare i cittadini come bambini ai quali si possono raccontare menzogne di ogni tipo?

Non è dato sapere quale fine abbiano fatto gli accordi del Congresso dell’Unione dei Giornalisti di Cuba, con i loro richiami a eliminare ostacoli, abolire reticenze e a svolgere un lavoro informativo più aderente alla realtà. Una breve nota, piena zeppa di falsità, non è sufficiente a spiegare l’atto di mandare - di nascosto - armi a un paese che le stesse Nazioni Unite hanno invitato a non aiutare fornendo tecnologia bellica. Non ci convinceranno di essere innocenti adducendo la vetustà di tali armi, le cose capaci di produrre orrore non sono mai del tutto obsolete. In ogni caso, come giornalisti, la lezione più importante che possiamo ricavare dal complesso di questa “crisi dei missili di zucchero” è che non possiamo accontentarci delle spiegazioni istituzionali, espresse a colpi di brevi e indiscutibili note. A questo punto devono parlare, devono spiegare… e molto.

Traduzione di Gordiano Lupi
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Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda CELESTE HENRY » 20/09/2013, 12:04

YOANI SANCHEZ A PRAGA E LA TRANSIZIONE DEMOCRATICA DI CUBA

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YOANI, martedì è stata invitata a PRAGA al FORUM 2000, che è un convegno molto importante al quale partecipano ogni anno, intellettuali, leader politici e religiosi.

Quest' anno il tema era " SOCIETA' IN TRANSIZIONE" e l' INVITO a YOANI era stato voluto dal ex- presidente VACLAV HAVEL.

A Praga sono presenti anche altri attivisti /dissidenti cubani : MANUEL CUESTA, ANTONIO G. RODILES e DAGOBERTO VALDES.

YOANI seduta al tavolo della presidenza vicino al DALAI LAMA, esordisce dicendo:

" I Cubani stanno arrivando in ritardo alla transizione........( anche per la resistenza di un regime abbarbicato sul preprio potere e i propri privilegi ).

" La mia speranza è che, questo passaggio avvenga pacificamente e con tranquillità, con l' uso della parola e non con quello delle armi e che possa essere un processo durevole e costante per la costruzione di un sistema democratico ".

" Ma oggi sono felice nel vedere il miracolo dei parecchi attivisti, dissidenti cubani e giornalisti indipendenti qui riuniti a discutere insieme.........."

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Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda tuccio » 20/09/2013, 14:05

ma entra ed esce regolarmente da cuba ?
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Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda Mauricio » 11/10/2013, 12:28

tuccio ha scritto:ma entra ed esce regolarmente da cuba ?


certo, gli inviti non le mancano :wink:
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Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda Mauricio » 11/10/2013, 12:30

Yoani Sánchez dal Messico sulla censura a Cuba

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Yoani afferma che vive in un paese che rappresenta una sfida costante per la creatività e per l'ingegno, dice che soltanto l'inventiva permette di aprire un varco e di far sentire la propria voce. Yoani critica la censura, dice che a Cuba c'è Internet senza Internet, come quando ai tempi del periodo speciale c'era il macinato di carne senza la carne e le donne cubane lo preparavano usando la buccia della banana verde. La blogger aggiunge che Internet è carissimo, non alla portata di tutte le tasche, e che le vere informazioni non circolano tra la gente. A suo parere la sfida è quella di formare un popolo più colto, perché soltanto disponendo di maggiore cultura i cubani potranno capire quanto sia importante lottare per il cambiamento.



Abbiamo riportato – in estrema sintesi – le parole della Sánchez (vedi El Nuevo Herald e Martinoticias), che non ha detto niente di nuovo o di eclatante, rispetto a quanto dice e scrive da almeno sei anni. Aggiungiamo che questa dichiarazione non è stata rilasciata da un bunker sorvegliato dalle Forze Armate cubane o dalla polizia segreta di Raúl Castro, ma dal palcoscenico messicano dell'Universal Thinking Forum, nel quale la blogger era stata chiamata a parlare. Yoani è uscita da Cuba – come ha fatto innumerevoli volte – e sta rientrando a casa, senza subire per le sue dichiarazioni (non certo tenere sul governo cubano) particolari problemi e/o repressioni. Yoani parla di mancanza di cultura a Cuba e non mi sento di condividerla, ma non sono con lei neppure quando afferma che il suo paese rappresenta una sfida continua per la creatività, perché mi basta dare un'occhiata agli ultimi prodotti della cinematografia e della letteratura cubana per rendermi conto che sono di gran lunga superiori ai nostri. Un regista come Daniel Díaz Torres (La pelicula de Ana), ma anche un Alejandro Brugues (Juan de los muertos), narratori come Leonardo Padura Fuentes (L'uomo che amava i cani), non sono stati certo limitati nella loro creatività!

Viene da chiedersi: Yoani vive una Cuba reale o quella che le dicono di raccontare?

È da un po' di tempo che vorrei capirlo. Tralasciando il fatto che Radio TV Martì e El Nuevo Herald sembrano essersi trasformati nei periodici di Yoani Sánchez... Non amiamo il Granma, ma neppure i quotidiani che sono l'esatto contrario, ma con identici problemi di obiettività.



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Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda ciudadhabana » 11/10/2013, 13:09

Mauricio ha scritto:Yoani Sánchez dal Messico sulla censura a Cuba
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Yoani afferma che vive in un paese che rappresenta una sfida costante per la creatività e per l'ingegno, dice che soltanto l'inventiva permette di aprire un varco e di far sentire la propria voce. Yoani critica la censura, dice che a Cuba c'è Internet senza Internet, come quando ai tempi del periodo speciale c'era il macinato di carne senza la carne e le donne cubane lo preparavano usando la buccia della banana verde. La blogger aggiunge che Internet è carissimo, non alla portata di tutte le tasche, e che le vere informazioni non circolano tra la gente. A suo parere la sfida è quella di formare un popolo più colto, perché soltanto disponendo di maggiore cultura i cubani potranno capire quanto sia importante lottare per il cambiamento.
Abbiamo riportato – in estrema sintesi – le parole della Sánchez (vedi El Nuevo Herald e Martinoticias), che non ha detto niente di nuovo o di eclatante, rispetto a quanto dice e scrive da almeno sei anni. Aggiungiamo che questa dichiarazione non è stata rilasciata da un bunker sorvegliato dalle Forze Armate cubane o dalla polizia segreta di Raúl Castro, ma dal palcoscenico messicano dell'Universal Thinking Forum, nel quale la blogger era stata chiamata a parlare. Yoani è uscita da Cuba – come ha fatto innumerevoli volte – e sta rientrando a casa, senza subire per le sue dichiarazioni (non certo tenere sul governo cubano) particolari problemi e/o repressioni. Yoani parla di mancanza di cultura a Cuba e non mi sento di condividerla, ma non sono con lei neppure quando afferma che il suo paese rappresenta una sfida continua per la creatività, perché mi basta dare un'occhiata agli ultimi prodotti della cinematografia e della letteratura cubana per rendermi conto che sono di gran lunga superiori ai nostri. Un regista come Daniel Díaz Torres (La pelicula de Ana), ma anche un Alejandro Brugues (Juan de los muertos), narratori come Leonardo Padura Fuentes (L'uomo che amava i cani), non sono stati certo limitati nella loro creatività!
Viene da chiedersi: Yoani vive una Cuba reale o quella che le dicono di raccontare?
È da un po' di tempo che vorrei capirlo. Tralasciando il fatto che Radio TV Martì e El Nuevo Herald sembrano essersi trasformati nei periodici di Yoani Sánchez... Non amiamo il Granma, ma neppure i quotidiani che sono l'esatto contrario, ma con identici problemi di obiettività.
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Mah... da un po' di tempo 'sto Lupi credo stia scontendando diversi suoi (ex?) aficionados... comunque, a parte i suoi "ripensamenti", La pelicula de Ana, in effetti, merita più di molti nostri film cinepanettone-style (secondo me, s'intende).
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Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda tuccio » 11/10/2013, 15:03

ciudadhabana ha scritto:
Mauricio ha scritto:Yoani Sánchez dal Messico sulla censura a Cuba
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Yoani afferma che vive in un paese che rappresenta una sfida costante per la creatività e per l'ingegno, dice che soltanto l'inventiva permette di aprire un varco e di far sentire la propria voce. Yoani critica la censura, dice che a Cuba c'è Internet senza Internet, come quando ai tempi del periodo speciale c'era il macinato di carne senza la carne e le donne cubane lo preparavano usando la buccia della banana verde. La blogger aggiunge che Internet è carissimo, non alla portata di tutte le tasche, e che le vere informazioni non circolano tra la gente. A suo parere la sfida è quella di formare un popolo più colto, perché soltanto disponendo di maggiore cultura i cubani potranno capire quanto sia importante lottare per il cambiamento.
Abbiamo riportato – in estrema sintesi – le parole della Sánchez (vedi El Nuevo Herald e Martinoticias), che non ha detto niente di nuovo o di eclatante, rispetto a quanto dice e scrive da almeno sei anni. Aggiungiamo che questa dichiarazione non è stata rilasciata da un bunker sorvegliato dalle Forze Armate cubane o dalla polizia segreta di Raúl Castro, ma dal palcoscenico messicano dell'Universal Thinking Forum, nel quale la blogger era stata chiamata a parlare. Yoani è uscita da Cuba – come ha fatto innumerevoli volte – e sta rientrando a casa, senza subire per le sue dichiarazioni (non certo tenere sul governo cubano) particolari problemi e/o repressioni. Yoani parla di mancanza di cultura a Cuba e non mi sento di condividerla, ma non sono con lei neppure quando afferma che il suo paese rappresenta una sfida continua per la creatività, perché mi basta dare un'occhiata agli ultimi prodotti della cinematografia e della letteratura cubana per rendermi conto che sono di gran lunga superiori ai nostri. Un regista come Daniel Díaz Torres (La pelicula de Ana), ma anche un Alejandro Brugues (Juan de los muertos), narratori come Leonardo Padura Fuentes (L'uomo che amava i cani), non sono stati certo limitati nella loro creatività!
Viene da chiedersi: Yoani vive una Cuba reale o quella che le dicono di raccontare?
È da un po' di tempo che vorrei capirlo. Tralasciando il fatto che Radio TV Martì e El Nuevo Herald sembrano essersi trasformati nei periodici di Yoani Sánchez... Non amiamo il Granma, ma neppure i quotidiani che sono l'esatto contrario, ma con identici problemi di obiettività.
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Mah... da un po' di tempo 'sto Lupi credo stia scontendando diversi suoi (ex?) aficionados... comunque, a parte i suoi "ripensamenti", La pelicula de Ana, in effetti, merita più di molti nostri film cinepanettone-style (secondo me, s'intende).




in che senso lupi sta scontentando ?
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Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda ciudadhabana » 11/10/2013, 20:17

tuccio ha scritto:in che senso lupi sta scontentando ?

Nel senso che mi pare stia usando un registro molto diverso nello scrivere di Cuba ed in particolare della signora Giovanna... "scontentando" chi volesse rintracciare nei suoi scritti il tono di un tempo...
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Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda Mauricio » 19/11/2013, 10:32

Aeroporti cubani: il nodo nell’imbuto

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di YOANI SANCHEZ

Le gente si accalca, il caldo è soffocante e alcuni recano in mano cartelli con scritti dei nomi. È appena atterrato all’Aeroporto Internazionale José Martí il volo proveniente da Madrid, con il quale arriveranno turisti e molti connazionali residenti nella Penisola Iberica. Ognuno di loro dovrà attendere come minimo dai quaranta minuti a un’ora prima di poter varcare la porta d’uscita. L’aeroporto dell’Avana è tra i più lenti del mondo, tra i meno illuminati e tra quelli che offrono meno servizi per il viaggiatore.

In un paese che riceve quasi tre milioni di turisti all’anno, modernizzare le strutture aeroportuali sarebbe vitale per l’economia. Se certi luoghi non raggiungono gli standard internazionali, è poco probabile che l’Isola possa accogliere - a breve o medio termine - un maggior numero di ospiti. Consapevole delle sue grandi deficienze, ECASA (Impresa Cubana di Aeroporti e Servizi Aeronautici S.A.) ha dato il via a un processo di rinnovamento che interessa alcune sale d’arrivo e di partenza, ma il problema è così grave che ci sarebbe bisogno di ben altro rispetto a semplici miglioramenti e piccoli ritocchi. I limiti principali non sono soltanto di ordine materiale, ma riguardano anche i controlli eccessivi, le carenze di comfort e il comportamento degli impiegati.

Aree di partenza, tra restrizioni e mancanze

Alina è arrivata all’aeroporto avanero con tre ore di anticipo, ma può darsi che non basti. Potrà fare il check-in soltanto nel bancone dell’aerolinea, perché non esistono macchinari per sbrigare la pratica in autonomia. Un simile limite allunga le code d’attesa, rallenta tutto il processo per ottenere la carta d’imbarco (boarding pass) e conferisce un’immagine da salone perennemente affollato che caratterizza l’Aeroporto José Martí.

Alina viaggia spesso in direzione della Spagna, grazie al suo nuovo passaporto comunitario, quindi è venuta preparata a compiere un iter faticoso e stancante. Vola dal terminal numero 2, perché il 3 - più moderno e grande - è in fase di ristrutturazione ed è reduce da un recente incendio. Nella sua borsa porta anche una merenda preparata in casa, perché sa che in aeroporto i prezzi sono stratosferici e le offerte molto limitate.

La cattiva segnaletica completa il quadro. Per dieci minuti la frustrata cliente cerca un bagno ma i cartelli per orientarsi sono scarsi e non sono ben visibili. Nel soffitto ci sono poche lampade accese e diverse zone del salone restano in penombra. Nonostante tutto i passeggeri in partenza sono tenuti a pagare le tasse aeroportuali. In fila per pagare i 25 pesos convertibili (28 dollari), si sentono turisti lamentarsi del pessimo rapporto qualità - prezzo delle strutture. Tuttavia, i passeggeri cubani attendono in silenzio, non vogliono avere problemi proprio il giorno in cui stanno partendo dall’Isola.



Senza una rete Wi-Fi di accesso a Internet, qualsiasi aeroporto moderno perde diversi punti nella scala di qualità. Sotto l’aspetto della comunicazione, nessun luogo d’imbarco aereo cubano è competitivo, neppure quello di Varadero. I pochi telefoni pubblici e la carenza di una rete senza fili che permetta l’accesso al web, riducono le possibilità di comunicazione. A questo si aggiunge che i televisori diffondono immagini di noiose pubblicità turistiche e programmi ideologici come la Tavola Rotonda di Cubavisión. Non esistono edicole che espongono riviste o periodici, ma ci sono soltanto alcuni chioschi di souvenir che vendono le opere di Ernesto Guevara o i discorsi di Fidel Castro.

Alina si è preparata per non annoiarsi mentre aspetta di partire: ha portato un paio di cuffie e un po’ di musica nel telefono mobile. Attende davanti alla porta di uscita - ce ne sono soltanto due: A e B - fino a quando un’impiegata grida a gran voce che è possibile prendere posto in aereo.

Arrivi o l’impatto con la realtà

Humberto arriva a Cuba dopo aver fatto un viaggio negli Stati Uniti. È stato il suo primo viaggio all’estero, ed è ancora spaventato dalla grandezza dell’aeroporto di Miami. Nel volo di ritorno a Cuba ha compilato il modulo della Dogana e in tasca conserva la copia della carta d’imbarco rilasciata in fase di partenza. Fa una lunga fila nel settore immigrazione, deve rispondere a una breve inchiesta medica ed è obbligato a firmare. Passata questa fase, l’attende la riconsegna delle valige, il momento più lento dell’ingresso in terra cubana. Tutti i bagagli vengono passati sotto uno scanner per indagare sul loro contenuto.

Una volta analizzate borse e valigie, verranno indicati con un contrassegno i bagagli da ispezionare. Una piccola striscia rossa annodata nel manico del bagaglio può significare che contiene un elettrodomestico o un computer. Se invece, contiene un hard disk esterno, allora vengono scritte alcune sigle sulla striscia di carta che identifica il volo. Non c’è modo di evitare questo iter. I doganieri sono addestrati a non lasciar passare una lunga lista di oggetti.



Le nipoti di Humberto, nate a Coral Gables, gli hanno regalato un computer portatile e un telefono di ultima generazione. Per questo motivo deve passare dal tavolo della dogana, dove gli aprono la valigia e controllano minuziosamente ogni cosa. Portano il computer in un ufficio, dove probabilmente ispezioneranno gli archivi multimediali e ne faranno copia. È già passata un’ora e mezza da quando l’aereo ha toccato terra e probabilmente dovrà attendere ancora di più. Mentre perquisiscono i suoi effetti personali gli dicono che non può fare chiamate dal telefono mobile. “Benvenuto a Cuba”, dice a se stesso quando un ufficiale gli chiede che cosa siano quelle cose di cotone pressato “a forma di palla”. “Assorbenti per mia figlia”, risponde infastidito.

Due ore dopo aver fatto ritorno al suo paese, Humberto può oltrepassare la porta del terminal 2. A quella stessa ora, Alina è già seduta al suo posto di un volo che attraverserà l’Atlantico. Guarda dal finestrino e sussurra: “Addio aeroporto dell’Avana, spero di non vederti per molto tempo!”.



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Re: Tutto su: Yoani Sánchez

Messaggioda carlo » 19/11/2013, 11:12

Si vede che non e' mai stata a Fiumicino.... ::fuma
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